Via le etichette “Boys” o “Girls” nelle linee di abbigliamento per bambini e bambini fino ai 14 anni in nome dell’odierna indifferenza di genere sessuale. L’assurda decisione politically correct è stata presa da John Lewis, uno dei più grandi magazzini britannici con sede centrale a Londra, lungo la celebre e affollatissima Oxford Street, che, oltre all’abolizione dei reparti maschili e femminili, ha annunciato il lancio di una linea gender-neutral in taglie mini.

Tutti gli abiti per bambini e bambini, dai vestitini a fiori ai jeans con gli strappi, riporteranno dunque da oggi una insensata dicitura, recante alternativamente “Boys&Girls” o “Girls&Boys”.

Nel presentare l’iniziativa, Caroline Bettis, head of childrenswear di John Lewis, che ha lavorato alla svolta insieme al gruppo LGBT Let Clothes Be Clothes (Lasciate che i vestiti siano vestiti), ha spiegato:

«ci teniamo a dare il nostro contributo all’abbattimento degli stereotipi. Del resto, il criterio d’acquisto non deve essere legato al genere, ma a ciò che piace».

LE REAZIONI

La mossa di John Lewis ha fatto immediatamente il giro della rete, suscitando reazioni contrapposte. Se da un lato, sono arrivati gli scontati applausi delle truppe LGBT, dall’altro, non sono però mancati i tantissimi spontanei commenti di scherno e disapprovazione.

Tra questi, un cliente è intervenuto sulla pagina Facebook di John Lewis, lanciando un accorato appello al boicottaggio della catena britannica:

“Il vostro inchinarvi all’insensatezza del politicamente corretto è ridicolo: spero che la gente vada a fare la spesa altrove”.

Dello stesso parere, il commento di una signora che sulla piattaforma social network per mamme Mumsnet, ha scritto:

“Personalmente vorrei vedere cose tradizionali da maschi nella sezione per ragazzi e più cose da femmine in quella delle ragazze. Perché siamo contrari a lasciare che le femmine siano femmine e i maschi siano maschi?”.

SI ALZA IL TIRO

Con la decisione dei grandi magazzini britannici John Lewis di abolire le etichette di genere sugli abiti per bambini e bambine fino ai 14 anni, la propaganda gender alza il tiro, abbassando l’età della moda genderless dagli adolescenti ai bimbi. Se il settore del fashion aveva infatti già da tempo introdotto le sue collezioni “gender free”, il mondo dell’abbigliamento per bambini era ancora immune dal diktat politicamente corretto dell’indifferentismo sessuale.

L’obiettivo è sempre il medesimo: in nome della cosiddetta “lotta agli stereotipi di genere”, estirpare nei bambini, fin da piccolissimi, l’idea che si è maschi e femmine in quanto si è nati tali. Una folle prospettiva per la quale ognuno deve sentirsi completamente libero di “costruirsi” il suo “vestito su misura”, indossando il sesso che preferisce in base alla propria soggettiva ed esclusiva percezione.