L’Osservatorio Gender ha incontrato e intervistato il prof. Mark Regnerus professore di Sociologia presso l’Università di Austin in Texas, autore dei più seri e interessanti studi sulle “famiglie” same-sex.

In Italia è stata recentemente approvata la legge sulle unioni civili che ha di fatto introdotto il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. Crescere con due mamme o due papà è indifferente, come dicono gli attivisti LGBT, quello che conta è solo l’amore della coppia ?

La tua domanda è molto attuale oggi all’interno dell’ampia comunità delle scienze sociali. La maggior parte degli scienziati sociali pensano, o almeno dicono pubblicamente, che la questione è risolta e che i figli di genitori dello stesso sesso non mostrano differenze significative, ma alcuni di noi hanno esitato, e documentato come nessun tipo di struttura familiare possa essere meglio di ciò che una coppia di coniugi madre e padre può fare per i bambini. Ma purtroppo ultimamente l’ambiente politico per affermare ciò (almeno negli Stati Uniti) è molto difficile. Posso dirlo, ma farlo mi costa .

Professore Regnerus la pubblicazione del suo studio nel luglio 2012, How different are the adult children of parents who have same-sex relationship ? Findings from the new family structure, le ha “cambiato” la vita professionale e personale ? si aspettava tutto questo ?

Sì, la mia vita professionale non è stata più lo stessa, sono stato penalizzato per questo, e sono stato sottoposto a due inchieste universitarie su illeciti per quanto riguarda lo studio (nessuna dei quali ha provato alcuna accusa). Una delle strategie chiave è quello di “dissanguare” gli studiosi che sono disposti a contestare i deboli studi esistenti in materia, e di “punire” gli editori che pubblicano il nostro lavoro. Il metodo intimidatorio non è il modo con il quale si suppone che la scienza proceda. Mi aspettavo qualche critica, ma non mi aspettavo quello che ho ricevuto.

Ad aprile è stato pubblicato sul “Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics” uno studio intitolato Same-Sex and Different-Sex Parent Households and Child Health Outcomes: Findings from the National Survey of Children’s Health, che afferma che non sussiste alcuna differenza tra i bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso e coloro che sono vissuti in famiglie naturali composte da una mamma ed un papà. Cosa ci dice in proposito, l’omogenitoralità è causa di disagio per i figli?

Il problema è che quello che dichiarano i sostenitori dello studio non è di fatto vero. Lo studio dichiara: “Nessuna differenza e’ stata rilevata tra le diverse situazioni domestiche sulle relazioni familiari e sviluppo dei figli“. Ma questo è ciò che lo studio veramente rivela: genitori femmine dello stesso dimostrano più rabbia, irritazione e frustrazione verso i figli piuttosto che i genitori eterosessuali. Gli autori etichettano come “stress dei genitori” ciò che è molto più chiaramente un’irritazione e rabbia che coinvolge il figlio e diretto al figlio.

Perché i genitori femmine dello stesso sesso sono più arrabbiate verso i figli che genitori eterosessuali? Non lo so. Ma questo studio rivela che lo sono. In più, la misura dell’effetto è “moderata”, che significa che non è piccolo! Gli autori ironicamente si domandano sull’assenza del padre come motivo dell’irritazione che i genitori femmine provano verso il comportamento dei figli!

In Gran Bretagna le scuole stanno rimuovendo le uniformi maschili e femminili per introdurre la nuova “tollerante” divisa “gender neutral”, negli Stati Uniti si assiste alla “battaglia dei bagni”, ovunque la parola d’ordine è rimuovere la “discriminante” distinzione sessuale. Esiste un “gender diktat” globale ?

Non globale, ma solo regionale, con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e il Canada che stanno aprendo la strada verso una società de-sessuata. E’ molto spiacevole. I cittadini del mondo non sono androgini, ma sono sempre più trattati in questo modo, nonostante i loro desideri siano il contrario!

Negli Stati Uniti la Casa Bianca guidata da Barack Obama ha impresso negli ultimi tempi un’accelerazione senza precedenti al processo di “normalizzazione” dell’omosessualità nella società americana. In Europa le istituzioni di Bruxelles impongono la “gender agenda” attraverso direttive agli Stati membri. Quanto è importante l’appoggio dei “poteri forti” ?

Sono molto importanti, direi essenziali. Senza le élites che favoriscono tutto ciò, con l’appoggio di società e organizzazioni tutto questo non sarebbe in corso. Bisogna resistere.

Quanto è importante il linguaggio in tale processo di promozione della “gender agenda” ?

Il linguaggio è estremamente importante. Quando discerniamo e nominiamo il cambiamento nel mondo sociale – diversamente dal mondo naturale – non stiamo solamente classificando il cambiamento (cioè, riconoscendolo), ma gli permettiamo di reagire sul mondo sociale, alterando come le persone lo interpreteranno.

Il sociologo James Hunter è d’accordo nell’asserire che il cambiamento di cultura è il lavoro di legittimazione e delegittimazione che si mette in atto nominando una cosa come normale e giusta e il suo contrario come deviante, stupido, inferiore, ridicolo, o semplicemente sbagliato. Fondamentalmente, afferma, che la cultura è il potere di “nominare legittimamente”, un passo che quando viene fatto, penetra la struttura della nostra immaginazione, il quadro per la quale le persone pensano e conversano, le parole che usano, gli argomenti che permettono all’altro di fare, e le percezioni di ciò che dovrebbe costituire una realtà normale. Questo è certamente una forma significativa di potere, e quindi un linguaggio particolare riguardo il sesso è indicativo di potere.

Lei è stato recentemente in Italia, ha avuto modo di “respirare” di persona l’attuale clima culturale nel nostro paese, che impressione ha avuto ?

Si, sono stato a Roma a giugno. E mi sono resto conto che c’è una considerevole costernazione verso i trend politici riguardanti le unioni civili e l’ideologia gender. Ed è una boccata d’aria fresca vedere che in Italia esiste un realismo pratico riguardo la complementarità dell’uomo e la donna. Mascolinità e femminilità rimangono visibili sulle strade e nelle case, più (credo) che negli Stati Uniti, dove una forma di androginia inizia ad emergere visibilmente, in linea con la sua emergenza nella politica educativa e nell’ambiente di lavoro.