In molti paesi del mondo, specialmente negli Stati Uniti sono ormai diffusi i bagni neutrali “all gender”, come nuova conquista di civiltà.

Ma questo è avvenuto recentemente anche in Israele, ed in Italia a Bologna.

Ora è la volta del Politecnico australiano di Sidney.

«Alcuni dei nostri studenti»- dice il comunicato– «non si identificano con i generi tradizionali. Altri non sono a loro agio utilizzando un bagno che indica un genere soprattutto perché in passato, per il loro aspetto, hanno avuto problemi a frequentare bagni per uomini o donne. Il bagno all gender permette a tutti di avere uno spazio confortevole».

L’università aveva già dei bagni unisex, ma gli studenti pensavano che questa scelta non fosse troppo inclusiva e non potesse combattere appieno le discriminazioni degli studenti, che non si sentivano né maschi né femmine.

Erin, un membro della UTS Queer Collective che ha contribuito a organizzare la campagna per i bagni all gender, ha dichiarato che l’introduzione di questi bagni rispetto a quelli unisex ha un valore simbolico:

“La differenza tra unisex ed all gender è in realtà solo di termine e di segnaletica. In generale, le persone transgender preferiscono qualcosa che affermi come “all gender” o “gender neutral” rispetto a qualcosa che tenda a binarizzare come “unisex”.

La differenza è importante perché segnala un grado di accettazione ed il riconoscimento che il genere non è equivalente al sesso assegnato alla nascita e che ci sono più di due generi“.

I bagni all gender al contrario della civiltà e dell’inclusività che dovrebbero rappresentare, non sono altro che un atto illogico, privo di ragione e contro natura che pretende di voler negare l’esistenza di una natura umana maschile e femminile.

I paladini LGBT potranno anche costruire bagni all gender in tutto il mondo.

Ma tanto la realtà non la potranno cambiare e presto o tardi se ne accorgeranno.