Dalla pagina Facebook di PoliTeSse, centro di ricerca sulla sessualità dell’Università di Verona, apprendiamo che da fine ottobre è partito in università un ciclo di seminari sul poliamore dal titolo “Porte aperte”.

Che cosa s’intende per poliamore? S’intende l’ultima frontiera sessuale che rivendica la possibilità di poter intrattenere più relazioni intime, sessuali o affettive allo stesso tempo, con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali.

I poliamorosi dicono di suddividersi in tante sottocategorie, fra le quali ci sono i polifedeli, i poligami, la coppia aperta, le relazioni miste (in cui un partner è monogamo e l’altro no).

Ecco le parole di un poliamoroso su cosa sia per lui il poliamore:

“Principalmente essere sinceri: non credo che si desideri una sola persona, sempre, e preferisco che la mia compagna me lo dica e si viva il desiderio. Preferisco negoziare, modulare, decidere. Sapere. […] Vuol dire anche avere (quando ce l’ho) una relazione principale, ma anche permettermi di conoscere persone nuove e scoprire dove ci porta l’interazione.”

Dunque: ognuno fa come gli pare e scegliamo i nostri partner con libertà ed autodeterminazione, come fossimo al supermercato.

Tornando invece all’agghiacciante ciclo di seminari a Verona, ecco cosa dice il post sulla pagina Facebook PoliTeSse:

 «Per l’anno accademico 2018/2019, il centro di ricerca PoliTeSse propone il ciclo di seminari “Porte Aperte”, una serie di incontri destinati al tempo stesso al pubblico universitario e alla cittadinanza, in cui autric*, ricercatric*, espert* presenteranno e discuteranno di ricerche e volumi attinenti alle tematiche della sessualità nelle loro molteplici implicazioni teoriche (filosofiche, politiche, culturali ecc.) e all’impatto che queste hanno sulla vita materiale delle persone. L’intenzione di “Porte Aperte” è quella di superare i confini dell’accademia e di far uscire i dati e le conoscenze che lì nascono, nella convinzione che la ricerca non termini con la produzione di un libro, di un articolo o di un rapporto di ricerca, ma che proprio nell’interlocuzione con professionist*, portator* di interesse, cittadin* si compia il senso del lavoro scientifico di ogni studios*. Da ottobre a giugno ci distribuiremo tra aule universitarie, librerie e luoghi della città per confrontarci su temi che verranno affrontati di volta in volta dal punto di vista teorico, applicativo, del dibattito sociale, etico e politico che accendono».

Nel primo di questi incontri, ci sarà da parte di due docenti universitari, la presentazione del volume “Più cuori ed una capanna. Il poliamore come istituzione” (Giappichelli Editore, 2018).

Lo stesso testo era stato presentato il 3 ottobre al Circolo dei Lettori a Torino. Nel suo intervento, il presidente dell’Arcigay di Torino aveva ricordato come il poliamore fosse una delle tante identità sessuali che non si sceglie. Il solito cliché con cui si sta arrivando a sdoganare anche la pedofilia.

Ormai l’omosessualità è cosa del passato. La nuova frontiera è il poliamore: amare chi e quante persone si vuole. Con l’avallo dell’ambiente e delle istituzioni accademiche, queste follie trovano spazio negli ambienti universitari, con tanto di coinvolgimento degli stesso docenti.

D’altra parte, se non esiste più alcun giudizio valutativo o assunto etico-morale, perché mai non dovremmo accettare anche giuridicamente queste “relazioni”?