Il presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi, Mirco Manuguerra, si trova al centro di un’accesa e violenta bufera mediatica scatenata contro di lui dal mondo omosessuale italiano. A fomentare e guidare la rivolta è stato il sito Gay.it che lo accusa di aver promosso un «vergognoso linciaggio omofobo», per i suoi post “botta e risposta”, sulla pagina Facebook delle “Sentinelle in Piedi”

ABILE COPIA-INCOLLA

Peccato che, nel riportare lo scontro verbale, la testata omosessualista abbia, poco onestamente, fatto un abile “copia e incolla” del lunghissimo battibecco virtuale, limitandosi ad estrapolare, per lo più le, sicuramente “sopra le righe”, repliche a tono di Manuguerra, guardandosi bene dal pubblicare il fiume di accuse ed insulti che hanno portato il presidente del Centro Studi Danteschi all’esasperazione.

In realtà, Manuguerra si era illuso di imbastire un ragionamento serio e pacato, spiegando in diversi post i motivi della sua opposizione al “diktat omosessualista”:

“E’ l’etica che ci dice ciò che è Buono e ciò che è Giusto. Il concetto vale per l’intera collettività, non per l’interesse di una cerchia ristretta di contro – Natura. Lei pensi un pò quello che le pare. In un’epoca di pieno relativismo – quanto di più stupido ci sia nella storia del Pensiero – Le è dato stravolgere ogni canone. Ma non per questo lei ha ragione. Lo tenga sempre bene a mente”.

«Non intendo limitare la libertà individuale di nessuno: finché non si chiede di adeguare le norme a ciò che norma di natura non è. Voi gay pretendete troppo. Il problema non è l’omosessualità, ma la pretesa di elevarla a Norma”.

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NATURA & NORMALITA’

Quindi il presidente spezzino del Centro Studi Danteschi aveva cercato di chiarire in maniera argomentativa il dirimente concetto di “Normalità”, scrivendo:

“Certamente la Normalità non la stabilisce una minoranza, bensì Madre Natura. E dato che la Natura non è cialtrona, ma è Filosofica, poiché non-contraddittoria, si protegge facendo moltiplicare gli individui di tutte le specie. Se anche fosse vero – come qualcuno dice – che anche nelle altre specie si ritrova l’omosessualità, ciò non significa affatto che quella sia la Regola, ovvero la Norma. Da qui la concezione legittima di a-normali degli omosessuali e la rivendicazione del principio giuridico democratico per cui le leggi le fa la maggioranza sulla base dei principi generali, non certo dei casi particolari. Tutto ciò che è stato imposto da una casta di scellerati negli ultimi tempi è solo un classico esempio di pensiero anti-sapienziale. Nessuno vuole ledere i diritti di chicchessia. Ma da qui a fare Norma una materia che Norma non è, ce ne passa… Ciò che accade è che si finisce per trasformare in Diritto anche ciò che Diritto non è.

E’ un intervento, mi pare, da cittadino liberissimo di esprimere la propria opinione in un paese democratico, su un tema sensibile per tutti, perché in gioco c’è semplicemente il futuro della nostra società. Ci sono cose che vanno ancora accuratamente discusse. E’ questione di Etica, di Buon Governo, di Città Ideale: tutti concetti filosofici Rinascimentali”.

CADUTO IN UNA TRAPPOLA

Sorpreso dal vasto eco mediatico della vicenda, che ora rischia di avere pesanti ripercussioni sulla propria vita professionale, Manuguerra ammette di essere incautamente caduto in una trappola, lasciandosi trascinare in una poco elegante rissa da saloon:

«Una rissa verbale fra veri uomini finisce lì e noi ci siamo confrontati, duramente: alla pari. Per me era una storia chiusa. Invece è stata confezionata contro di me una bomba mediatica. Non ho iniziato io, con gli insulti: incautamente, ho reagito, e ho risposto alla pari. Sono stato dato in pasto all’opinione pubblica, come omofobo. Non è vero. Fossi giovane, o debole, non so come potrei reggere a questa gogna mediatica».

«Ci siamo scambiati volgarità. È stata una rissa. Non dovevo farmi trascinare. Io mi sono solo rifatto alla concezione dantesca: l’omosessualità è una pratica contro natura. Mi hanno insultato: e sono scivolato in un livello bassissimo…. Volevo pormi come studioso, con un approccio sapienziale. Sono stato divorato da leoni della tastiera, provocatori, che mi hanno attirato e intrappolato, senza onestà intellettuale, per poi usare solo certe parti del mio discorso».

NON FINISCE QUI

Il caso Manuguerra certamente non si chiuderà qui. Il copione già visto, prevede ora la testa del reo e c’è da scommetterci che nelle prossime ore, o giorni, il presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi verrà “cacciato” o sarà costretto alle dimissioni in quanto “non idoneo”, ossia “non allineato” al “gender diktat” globale.

La macchina da guerra omosessualista, sempre all’allerta, non aspetta altro che fare fuoco sui personaggi in vista come Manuguerra, per issare poi i loro martoriati cadaveri sulla gogna pubblica e dare così una chiara e minacciosa lezione a tutti gli altri, secondo il noto motto del dittatore Mao ZedongColpirne uno per educarne cento“.

  • Guido Scarampella

    Se cacciare una persona che in modo diretto, forse un pò ruvido, ha espresso una sua opinione, non mi sento in democrazia.