Non è la prima volta che il mondo dello sport si piega ai dettami LGBT ( e non potrebbe fare altimenti per evitare l’ostracismo): ricordiamo ad esempio le dichiarazioni di Ian Thorpe, campione di nuoto, che nel 2014 durante un’intervista alla televisione australiana Channel 10 disse:

“Ci ho pensato molto a lungo. Ora dico al mondo che io sono gay, e spero che questo renda più facile per gli altri esprimere una cosa che hanno tenuto dentro per anni”.

La prima atleta azzurra a fare “coming out” è stata la nuotatrice Rachele Bruni, che ha dedicato l’argento vinto a Rio de Janeiro alla sua fidanzata presente in Brasile a fare il tifo per lei.

Ma in questi giorni c’è un’altra atleta azzurra, la campionessa ventenne Paola Egonu, nata a Cittadella da genitori nigeriani, che intervistata dopo il risultato del secondo posto ai campionati mondiali femminili di quest’anno, ha fatto “coming out”:

È stata la mia fidanzata a farmi capire che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. Dopo l’argento sono tornata in albergo e ho chiamato la mia metà. Piangevo e lei mi ha consolata. Mi ha dato una lezione. Ci avrei sofferto però, poi, sarei stata meglio”.

Alla domanda della giornalista che le chiede se ha una fidanzata, lei risponde:

Sì. Lo trovo normale”.

Entusiasta la dichiarazione della presidente dell’associazione nazionale atlete, Luisa Rizzitelli:

Grazie Paola. Oggi possiamo dirti solo questo. Grazie per il coraggio di dire al mondo chi sei e in cosa credi, grazie per aver parlato della tua fidanzata come la cosa più naturale e bella del mondo, grazie per aver dato all’Italia il tuo volto e il tuo talento. Oggi queste tue parole segnano il volto di quell’Italia dello sport, e non solo dello sport, che vogliamo.”

Proseguendo con l’intervista, la Egonu dimostra di avere incertezza di cosa sia l’amore:

Non so cosa sia l’amore per me. Lo sto scoprendo ora, forse. Penso che l’amore sia in tutto. La telefonata di un amico, le compagne di squadra che si interessano a te e tu a loro. Nasciamo con l’amore, perché nasciamo con nostra madre che ci riempie di baci e ci coccola e vorrebbe che fossimo protetti per tutta la vita. Solo che non sempre è così. Adesso però, almeno per ora, lo è”

E’ chiaro come le dichiarazioni di personaggi dello sport, così come quelli della musica e del cinema, abbiano una risonanza maggiore soprattutto perché seguiti da più giovani e visti da loro come modelli. L’intento è quello di educare la società ad una normalizzazione sempre più piena delle istanze LGBT, ostracizzando chi la pensa in maniera diversa, omosessualizzando soprattutto le giovani generazioni, e pilotandole ad accettare tutto, ogni singola devianza, secondo lo slogan “Love is love”.