A breve avremo anche il primo corto animato gay per bambini. Qualche settimana fa è stata infatti ufficialmente annunciata la realizzazione di In a Heartbeat, il primo cortometraggio animato con protagonista un ragazzo adolescente innamorato di un suo coetaneo.

Il progetto nasce dall’idea di Beth David ed Esteban Bravo, due studenti di Computer Animation del Ringling College of Art and Design, che hanno deciso di dedicare la loro tesi di laurea al “corto gay” chiedendo i soldi necessari alla realizzazione attraverso una petizione sulla piattaforma di raccolta fondi Kickstarter.

Ai microfoni di Teen Vogue, Esteban Bravo ha spiegato il perché della scelta di un protagonista gay:

“Non si è mai visto un film, o perlomeno un film animato, in cui il protagonista è gay e il tema dell’essere gay viene affrontato. Volevamo portare alla luce un soggetto di cui raramente si parla quando si tratta di animazione e vogliamo che le persone possano capire e prendere più coscienza di quel che significa essere gay attraverso un corto che è dolce e spensierato”.

La co-autrice Beth David ha invece espresso il proprio stupore e compiacimento per l’inaspettata positiva accoglienza ricevuta dal proprio progetto, dichiarando:

“È veramente emozionante vedere che abbiamo raggiunto così tante persone. Non è ancora uscito, ma già la sola idea ha avuto un impatto più che positivo in molte persone. Penso che i giovani e i nuovi film-maker e gli artisti rappresentino il futuro dell’industria e sono coloro che racconteranno questo tipo di storie e io sono grata di poter far parte di questo nuovo movimento”.

STRUMENTO DI PROPAGANDA

Il cortometraggio animato per bambini In a Heartbeat promette dunque di diventare un potente e deleterio strumento di propaganda del “gender diktat” rappresentando, secondo le parole degli autori, in maniera “dolce e spensierata“, la bellezza e la normalità di amare una persona dello stesso sesso.

In questo senso, Beth David ed Esteban Bravo sembrano aver pragmaticamente fiutato lo “spirito del tempo”, confezionando un astuto progetto “politicamente corretto”, finalizzato a ricevere l’immediato plauso e supporto della potente lobby LGBT e ad alimentare le menzogne sull’indifferenza di “orientamento sessuale” sulla pelle dei suoi giovanissimi spettatori.