La pressione mediatica rivolta ai calciatori omosessuali insinuatasi da qualche tempo nel mondo del calcio sta toccando ora il suo apice. Sembra addirittura che dichiarare le propria omosessualità sia diventata questione di vita o di morte, fino al punto di proporre un coming-out collettivo, entro e non oltre la prossima stagione di campionato.

Si badi che non è una cosa detta tanto per dire qualcosa, perché la fonte della proposta è fra le più autorevoli visto e considerato che esce da Greg Clarke, Presidente della Federcalcio inglese, il quale sul tema si è così espresso pubblicamente:

“Calciatori gay, sì al coming out collettivo prima del prossimo campionato. Se un certo numero di calciatori di alto livello vogliono dichiararsi gay, perché non farlo tutti assieme? Una persona non dovrebbe affrontare tutta la pressione da solo ma la condividerebbe con altri”.

La questione dunque, secondo Clarke, dovrebbe assumere connotati psicologici in grado di rendere più agevole il coming-out nel mondo sportivo e la sopportazione collettiva di questa “uscita alla scoperto”: e ci si chiede perché mai debba essere così pesante, quasi come fosse un peso, dichiararsi omosessuali in una società che tutto fa per normalizzarla e addirittura superesaltarla quasi fosse la migliore condizione di vita esistente? Forse che invece sia un problema di natura personale non così facile da argomentare ed ammettere?

Il sogno di Clarke sarebbe comunque quello di organizzare un coming-out comunitario, come detto, per delimitare ogni forma di “discriminazione”, questo partendo dal prossimo inizio di campionato inglese, con desiderio di diffusione a tutti gli altri campionati europei e mondiali.“

 

Il numero 1 della Federcalcio britannica è convinto che si potrebbe contare non solo sul già certo appoggio della Football association ma anche su quello della Premier League e della Football League, mettendola sul piano del marketing, pur timoroso di qualche paventato coro da stadio che si rischierebbe di far sorgere con una simile ( e a nostro avviso inutile ) decisione:
“A inizio stagione tutti i tifosi sono convinti che sarà la loro annata e pensano positivo: sosterrebbero i giocatori gay nei loro club, ma sono preoccupato di cosa urlerebbero contro i gay delle altre squadre”.  
Il cruccio che tormenta Greg Clarke sarebbe quello che nessun calciatore di fama mondiale ha ancora dichiarato ufficialmente la propria omosessualità, se non qualche sporadico episodio poco incensato agli onori di cronaca, probabilmente appunto per la scarsa importanza dei giocatori coinvolti nel coming-out.
Il prospetto è dei più tristi, e ancora una volta il già insano sport diventa qualcosa di ancora più insano, pretesto inequivocabile per innalzare l’arcobaleno LGBT secondo i grandi progetti di mondializzazione.
Ad oggi quasi nessun calciatore di fama mondiale ha mai fatto coming out. Una delle eccezioni fu il compianto Justin Fashanu, ex attaccante di Norwich e Nottingham Forest, che dichiarò pubblicamente la sua omosessualità ma subì ritorsioni da parte di colleghi e opinione pubblica e si suicidò nel 1998.