Dall’Argentina arriva una nuova folle storia, figlia dell’odierno clima culturale. Questi i fatti: nel 1983, un uomo e una donna si sposano ed hanno una figlia. Sedici anni più tardi, nel 1999, la moglie muore e il marito forma una nuova coppia con una giovane donna. Tale rapporto dura fino alla morte dell’uomo che avviene nel 2010.

A questo punto avviene l’inatteso colpo di scena. La vedova e la figliastra del defunto, la ragazza nata nel 1983, che fino a quel momento aveva appena mantenuto un contatto con la nuova compagna del proprio padre, da un giorno all’altro, dopo essersi trovate unite dal dolore delle comune perdita, si innamorano.

Un giudice ha ora autorizzato le due donne, praticamente coetanee (32 e 33 anni), a sposarsi adottando una decisione senza precedenti in Argentina. Per poterlo fare ha infatti prima dovuto dichiarare incostituzionale un articolo del codice civile argentino che proibiva le unioni tra parenti, sia pure indirette, come in questo caso.

La storia di queste due donne, la cui identità è tenuta segreta, ha creato dunque un importante precedente giuridico in Argentina.

Lo scorso 7 novembre scorso, la matrigna e la figliastra si sono presentate al Registro della città di Rosario per richiedere un cambiamento dell’attuale legislazione. La legge sul cosiddetto matrimonio egualitario vigente in Argentina dal 2010 consente infatti le unioni tra persone dello stesso sesso ma non tra consanguinei. La legge è chiara: un rapporto matrigna / figliastra impedisce il matrimonio.

David Lisandrello, l’avvocato della coppia ha dichiarato come nonostante la “registrazione civile non abbia  fatto altro che rispettare la legge” sia stato presentato dai suoi assistiti un reclamo costituzionale contro tale normativa, trovando la favorevole accoglienza di un giudice che ha dichiarato incostituzionale il matrimonio, autorizzandolo.

Il giudice in questione si chiama Ricardo Dutto e nella sua sentenza ha motivato la sua rivoluzionaria decisione, adducendo il prioritario “diritto alla felicità” di ciascuno, dichiarando

“la Costituzione garantisce implicitamente ad ogni cittadino il diritto di perseguire la propria felicità, il che implica il diritto di essere trattati decentemente dalla legge in tutte le dimensioni della vita, tra cui il matrimonio.”

Secondo Dutto, l’articolo 403 del codice civile argentino sarebbe dunque incostituzionale in quanto nega il diritto di “felicità”. Per questo, la vedova e la figliastra sono libere di unirsi in matrimonio e coronare così il loro sogno e vivere felici e contenti.

Malgrado l’avvocato della coppia abbia tenuto a sottolineare come la sentenza appena pronunciata si applichi unicamente a tale particolare caso è evidente come essa farà giurisprudenza, creando un chiaro precedente al quale si appelleranno agevolemente tutti coloro che nel prossimo futuro vorranno rivendicare “diritti” analoghi.

Il “diritto alla felicità” alla base di  tale folle sentenza rappresenta emblematicamente il paradigma etico odierno che postula il riconoscimento di qualsiasi tipo di diritto, anche il più assurdo ed aberrante, come il matrimonio tra vedova e figliastra, l’unica cosa che conta è la soddisfazione ed appagamento del desiderio individuale.