Le famiglie italiane sono spaventate e disorientate di fronte all’avanzata del “gender”. E’ ciò che emerge dall’indagine dell’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss) presentata a Stresa il 27-29o ottobre in occasione del III Forum della Società Italiana Medici Pediatri (Simpe).

La ricerca, condotta da Datanalysis, ha intervistato 1000 genitori di adolescenti tra 12 e 16 anni per comprendere l’evoluzione della famiglia nel corso degli ultimi anni.

Secondo quanto dichiarato dal Simpe, gli italiani che si dichiarano omosessuali o bisessuali sarebbero circa 1 milione ai quali si aggiungono altri 2 milioni che hanno sperimentato attrazione verso persone dello stesso sesso. Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani, in quanto i primi segni di un diverso orientamento sessuale si manifestano prima dei 18 anni nell’80% dei casi.

Come scrive l’Ansa, riportando i risultati emersi nel corso dell’indagine, la maggioranza delle famiglie si trova impreparata e confusa di fronte a tale ondata gender e ritiene che essa costituisca un serio pericolo per l’unità famigliare:

“I genitori sono però poco preparati a capire i ragazzi: fino a 1 su 3 non sa come affrontare le problematiche dell’identità di genere, il 46% però capisce che i figli attraversano l’adolescenza con evidenti incertezze e dubbi di orientamento. Solo 1 su 5 tenta di comprendere, 1 su 2 ritiene che il dialogo sia difficile. Idee confuse anche sulle nuove forme di famiglia: un genitore su 2 accetta solo quella tradizionale e 2 su 3 ritengono che le tematiche gender possano disgregare la famiglia. ‘No’ alla fecondazione eterologa, inoltre, da 1 su 2, ma ‘sì’ alle coppie di fatto per i due terzi degli intervistati”.

E’ lo stesso presidente “Simpe” Giuseppe Mele a sottolineare il clima di disorientamento riguardo l’evoluzione della sessualità odierna che domina all’interno delle famiglie italiane:

“Sono moltissimi i ragazzi che devono affrontare dubbi circa l’orientamento sessuale durante il difficile periodo della adolescenza. I genitori se ne rendono confusamente conto, ma sembrano incapaci di affrontare il tema con un obiettivo educativo. Al Nord l’apertura è maggiore, ma ovunque c’è disorientamento e poca conoscenza del problema”.

Secondo Mele, la classa pediatrica non deve, però, fare altro che adeguarsi allo “spirito del tempo” ed assecondare acriticamente il processo di trasformazione della famiglia:

“Per questo abbiamo intitolato il nostro Forum GenDerazione X-Cronache da famiglie sotto assedio: la famiglia tradizionale, così come l’abbiamo vissuta per decenni, è una realtà in trasformazione continua e sempre più spesso i pediatri si trovano di fronte a sistemi familiari inediti, frutto di un cambiamento culturale inarrestabile di cui dobbiamo prendere coscienza per accompagnarlo e sostenerlo, riconoscendo la diversità e le tematiche gender indipendentemente dal giudizio personale che ognuno può avere sull’argomento. Dobbiamo essere alleati delle famiglie a prescindere dalla loro composizione, se vogliamo il bene dei bambini, imparando a capire che è il tessuto affettivo a fare la differenza, più che la diversità di genere. Equilibri che sono difficili, specialmente se la società non si dimostra pronta ad accogliere questi nuovi modelli di famiglia. Ma come pediatri possiamo fare molto per facilitare questo passaggio culturale”.

La “GenDerazione X”, secondo la definizione ideata dagli organizzatori del congresso per identificare l’odierna generazione di adolescenti allevati a “pane e gender”, pagherà sulla propria pelle gli errori di una folle ideologia promotrice di una rivoluzione antropologica dalle conseguenze logiche devastanti.