Il “gender diktat” si abbatte sulla leggenda del tennis Margaret Smith Court, una delle sole 3 giocatrici (assieme a Maureen Connolly e Steffi Graf) capaci di aggiudicarsi il prestigioso Grande Slam. L’australiana, oggi 74enne, vincitrice di ben 64 prove dei 4 principali tornei mondiali di tennis, Australian Open, Open di Francia (Roland Garros), Wimbledon (The Championships) U.S. Open (Flushing Meadows), si trova infatti al centro di un’autentica bufera mediatica per essersi pubblicamente dichiarata contraria al matrimonio egualitario che tra pochi giorni sarà discusso al parlamento australiano.

Questa la dichiarazione incriminata della Court:

“Dio ha fatto l’uomo per la donna e la donna per l’uomo per moltiplicarsi nella Terra. Ognuno ha le proprie opinioni. Non ho niente contro i gay, lo sapete che li accogliamo in chiesa e li aiutiamo. Questa è una Nazione Giudeo-Cristiana e credo che dovremmo proteggere il matrimonio”.

Apriti cielo. La prima a reagire è stata Samantha Stosur, tennista australiana attualmente 22esima nella classifica ATP, che ha proposto di lasciare deserto il campo che porta il suo nome ai prossimi Australian Open di Melbourne:

“Tutti possono avere la propria opinione, io non concordo con la sua. Il matrimonio tra omosessuali dovrebbe sicuramente esserci. Il campo (di Melbourne, Australian Open, ndr) si chiama Margaret Court Arena per ciò che ha fatto nel tennis, ma vedremo l’anno prossimo agli Australian Open chi vorrà giocare su quel campo e chi no. Io propongo di non giocare”.

Alla Stosur dal Regno Unito ha fatto eco Andy Murray, numero uno al mondo, che ha così commentato sulle pagine del Sun le parole della Court:

“Non vedo perché qualcuno debba avere problemi se due persone che si amano vogliono sposarsi. Che siano due uomini, due donne, è fantastico. Non capisco perché dovrebbe importare. Non sono affari loro. Tutti dovrebbero avere, a mio avviso, gli stessi diritti”.

Le veementi e violente reazioni nei confronti della leggenda del tennis Margaret Smith Court dimostrano ancora una volta quello che è l’humus culturale nel quale siamo, ahinoi, immersi. Prendere o lasciare, questo l’ignobile ricatto nei confronti di chi osa proferire parola contro lo scellerato pensiero unico dominante in materia di sessualità.

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