L’ultima vittima del gender diktat è il cantante giamaicano Sizzla. L’unica data italiana, nonché europea, prevista a Roma presso l’Ex Dogana per il prossimo 2 luglio, è stata infatti clamorosamente cancellata in seguito alle fortissime pressioni del “Roma Pride” contro l’ “inaccettabile” presenza del “cantante rasta” reo di “omofobia”.

PETIZIONE DI BOICOTTAGGIO

La comunità LGBT+ romana, riunita nel “Roma Pride”, non appena venuta a conoscenza dell’ “infausto” evento, si era subito mossa, promuovendo una petizione per boicottare la presenza di Sizzla nella capitale che recitava:

“Sizzla è un artista violentemente omofobo che istiga all’odio e alla violenza contro le persone LGBT. Dite con noi no all’omofobia nella musica! Annullate la presenza di Sizzla dal vostro evento o cancellatene il concerto”.

SCUSE VANE

Eppure Sizzla si era anche scusato, ma evidentemente la comunità LGBT+ ha la memoria lunga. I suoi testi incriminati risalgono infatti ad un decennio fa e nel 2009 il cantante aveva fatto il suo mea culpa pubblico  attraverso l’organizzazione per i diritti umani Gruppo EveryOne, promettendo che per il futuro avrebbe posto attenzione al contenuto dei propri testi. Una promessa mantenuta sia nei concerti che nelle sue successive produzioni discografiche ma che evidentemente non è bastata per “lavare” la sua colpa originaria.

Oltre a ciò, Sizzla, assieme ad altri artisti giamaicani, nel 2007, aveva anche firmato un apposito documento, il “Reggae compassionate statement“, in cui si impegnava a non cantare più i brani incriminati.

Tutto vano. L’annullamento del concerto è stato confermato attraverso un comunicato ufficiale diffuso da Just Music Festival e Ex Dogana in cui si legge:

“Viste le diverse preoccupazioni mosse nei confronti della sua esibizione da diverse parti sociali e considerate le posizioni di tutte le realtà coinvolte nella manifestazione, è stato deciso di annullare l’esibizione del musicista giamaicano, per rispetto verso i temi sollevati e soprattutto in linea con la propria visione della musica e dell’arte come linguaggio che unisce anziché dividere”

La cancellazione del concerto di Sizzla, colpevole del “reato di omofobia” commesso anni fa, svela ancora una volta il carattere intollerante e totalitario dell’odierno regime omosessualista.