Un progetto fotografico che celebra la tendenza della “fluidità di genere” per il quale l’identità sessuale dell’individuo non viene stabilita dalla natura, che attribuisce indiscutibili cromosomi XX (femmina) o XY (maschio), ma dalla soggettiva e mutevole percezione di ciascuno che sarà libero di auto assegnarsi il sesso che meglio crede.

La “gender fluidità” è l’ultima tendenza in campo sessuale. Oggi, essere “sessualmente emancipati” vuol dire infatti aver un approccio alla sessualità “fluido”, in cui l’individuo non tenga conto delle vecchie e rigide categorie sessuali di maschile e femminile ma si lasci “fluttuare” liberamente nelle diverse e sempre mutevoli identità di genere.

SESSUALITA’ SCHIZOFRENICA

Tale schizofrenica visione della sessualità è stata recentemente immortalata in un libro fotografico dal titolo Gender is a spectrum in cui l’autore Joseph Wolfgang Ohlert ha cercato di rappresentare per immagini tale cangiante “spettro” di genere dell’identità sessuale. Un orizzonte infinito, nel quale ogni persona è libera di muovere i confini della propria identità secondo i propri desideri e istinti più reconditi.

Wolfgang Ohlert, che è cresciuto nel sud della Germania ma da 6 anni vive a Berlino, racconta come il suo lavoro abbia un’origine autobiografica:

“Tutto nasce da un lavoro su me stesso. Ho ragionato su di me, su chi sono e sulla differenza tra me e gli altri. Da piccolo volevo essere una femmina, indossavo abiti e orecchini da donna. Non so da dove venisse fuori questa cosa. Mi piaceva. A un certo punto però ho smesso. Ora sono passati 10, 15 anni da allora e ho iniziato farmi delle domande su quel bisogno.”

L’autore rivendica il diritto di ognuno a essere o a travestirsi da donna a prescindere dal proprio sesso biologico:

“Non sono trans, non mi interessa esserlo, non mi interessa diventare stabilmente donna. Ma questo non significa che io non possa sentirmi donna quando ho voglia. Mi interessa godere della bellezza della vita, evitando gli stereotipi di genere. (…) Se metto lo smalto o il rossetto o anche degli abiti ritenuti da donna non significa che voglio essere una donna. Una parte di me è donna. Ognuno ha dentro un po’ di tutto. Per questo ho voluto anche avere delle drag queen nel mio libro: fanno venir fuori la donna che c’è in loro”.

“SESSO PERCEPITO”

Wolfgang Ohlert giustifica il proprio pensiero ribadendo uno dei concetti “cardine” dell’ideologia del gender: essere maschio o femmina non ha nulla a che fare con la biologia o la natura, essendo un fatto puramente psicologico e culturale.

“Non bisogna essere transessuali per sentire la parte maschile o femminile che abbiamo dentro. Non è questioni di organi genitali, conta il modo in cui uno si sente. Molti sono spaventati di essere identificati col genere “sbagliato”. Ma non c’è nessun genere sbagliato. Siamo tutti uguali perché siamo tutti diversi. L’identità di ognuno, sia il genere o la personalità, è unica. Perché dobbiamo limitarci?”.

In questa prospettiva, l’identità sessuale dell’individuo non viene dunque stabilita dalla natura, che attribuisce indiscutibili cromosomi XX (femmina) o XY (maschio), ma dalla soggettiva e mutevole percezione di ciascuno che sarà libero di auto assegnarsi il sesso che meglio crede.

E’ interessante pubblicare le foto di questo lavoro in quanto esprimono in maniera chiara ed emblematica il modello di sessualità che gli ideologi della “gender fluidità” stanno cercando con tutti i mezzi di propinare alle giovani generazioni.