Tre settimane di propaganda LGBT, dal 18 maggio al 8 luglio, giorno clou in cui avrà luogo a Sassari la grande parata dell’orgoglio omosessuale. Questo il programma del “Sardegna Pride“, appena presentato dal coordinamento sardo delle associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) che per l’edizione 2017 ha scelto il motto “Scopri il tuo orgoglio”. 

GLI APPUNTAMENTI

Nonostante il programma dell’evento sia ancora in fase di definizione gli organizzatori hanno già reso noto quelli che saranno gli appuntamenti principali.

Il via alla manifestazione è previsto per il 18 maggio al Teatro Civico a Sassari, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, dove avrà luogo la proiezione del documentario “L’orgoglio di MOStrarci”, sui 25 anni di attività del Movimento omosessuale sardo.

“Altri temi affrontati – si legge sul quotidiano online La Nuova Sardegna – saranno disabilità e sessualità, l’educazione sessista nei maschi e l’opposizione al sistema patriarcale, nell’incontro con Lorenzo Gasparrini “Diventare uomini” del 9 giugno alla sala Angioy della Provincia, Aids e Mts (Malattie trasmissibili sessualmente) con la Lila di Cagliari e la Clinica delle malattie infettive, il rapporto tra “Genere, neoliberismo e fondamentalismo” nel libro di Federico Zappino, le grandi questioni “transgeniche” del nostro tempo attraverso lo “sguardo trans” di Vladimir Luxuria e la sessuofobia e l’omofobia nei Paesi africani con Pier Cesare Notaro de Il Grande Colibrì”.

La scaletta prima della “grande parata per le vie della città e il concerto/spettacolo di chiusura in piazza d’Italia“, prevede anche uno speciale “tributo” all’ideologa principale della teoria gender la filosofa lesbica Judith Butler autrice del libro-manifesto “Gender Trouble“, nonché l’immancabile concorso a premi destinato alle scuole medie e superiori:

“Nutrita anche la parte artistica con “De genere. Tributo a Judith Butler”, personale di Roberto Foddai, ai primi di giugno; Identity bodies, mostra d’arte contemporanea, a cura di Chiara Schirru e Ivo Serafino Fenu, in collaborazione con Askosarte, con inaugurazione il 15 giugno nella sala mostre del liceo Artistico; “Contro le regole”, la mostra realizzata dalla Uisp nazionale sui coming out nel mondo dello sport, dal 10 giugno al mercato civico e, per finire, l’esposizione itinerante dei lavori che parteciperanno al concorso riservato alle scuole medie e superiori e all’Accademia di Belle Arti “Partecipa al Sardegna Pride 2017: diritti, amore, rispetto”, la cui premiazione sarà l’8 giugno alle 17 nella sala Angioy della Provincia”.

FOLLE CORSA “NORMALIZZANTE”

Il processo di “normalizzazione” dello stile di vita omosessuale continua dunque imperterrito la sua folle corsa. A nulla sembrano essere valsi gli allarmi dell’Istituto Superiore della Sanità circa i rischi e i pericoli insiti nella condotta omosessuale, “the show must go on“, costi quel che costi.

“BUON SENSO” PRIDE

Altro che “Sardegna Pride”, oggi avremmo bisogno nelle nostre strade di parate di orgoglio del “buon senso” smarrito.

Manifestazioni per recuperare un pò di sano “buon senso” che permetta una, quanta mai necessaria, inversione di rotta.


Il rifiuto odierno del concetto di normalità in nome della legittimazione e celebrazione di ogni tipo di devianza, rappresenta infatti, in ultima analisi, il punto di arrivo finale di quella crisi di “buon senso” che il filosofo belga Marcel de Corte (1905-1994) aveva lucidamente denunciato già alla fine degli anni Settanta, scrivendo:

«in questo nostro strano mondo, dire che il bianco è bianco, e che il nero è nero, è un atto che suscita la disapprovazione, se non l’ira, dei nostri contemporanei, e che pone l’autore al bando della società; rappresenta un’audacia che si paga talvolta con una pallottola nella nuca, e quasi sempre con un silenzio ostile dell’opinione pubblica, e degli intellettuali che la governano. Chi vien fuori con una affermazione così categorica, è considerato un povero di spirito, se non un antidiluviano, un disadattato alla sua epoca. Impossibile ottenere attenzione dagli uomini del nostro tempo, se non si volta la schiena al vero, al bello, al buono».

Per il pensatore belga il buon senso è dunque adesione dell’intelletto alla realtà.

«Se è vero che la nostra intelligenza è la facoltà del reale, il buonsenso coincide con l’intuizione dell’autentica realtà umana, che ciascuno di noi è chiamato a perfezionare in sé e con i suoi atti».

Il “buon senso” è dunque quella capacità di cogliere la vera essenza delle cose, intesa come progetto e fine autentico. Compito dell’uomo non è creare la realtà secondo i propri gusti e desideri ma saperla riconoscere, uniformando ad essa il proprio intelletto e la propria volontà.

I “Gay Pride” rappresentano all’opposto la rivendicazione e il trionfo di ogni gusto e desiderio soggettivo in spregio e rigetto ad ogni “norma” oggettiva. 

AVVALLO ISTITUZIONALE

Un piano rivoluzionario portato avanti con il potente avvallo delle istituzioni per le quali il concetto di normalità ha parimenti perso qualsiasi legame con il “buonsenso” e sembra avere come unico criterio di analisi e riferimento quello numerico e statistico, per il quale è normale solamente ciò che viene stabilito per effetto di posizioni di potere o sulla base del consenso della maggioranza.
Le direttive comunitarie, la rete internet, l’uso di sondaggi producono risultati di cui bisogna tenere conto, agendo di conseguenza. Si tratta di fatto di un potere anonimo e spersonalizzato, che presenta le sue decisioni in termini di necessità tecnica e non assiologica, perdendo completamente di vista qualsiasi riferimento di tipo metafisico e valoriale.

DAL “BUON SENSO” AL “BUONISMO”

Al saggio “buonsenso “si è sostituito un irrazionale e pragmatico “buonismo” che fa di un malinteso principio di tolleranza il suo unico criterio di azione. Il paradigma “buonista” è il volto “positivo” dell’odierna dittatura del relativismo che, avanza dietro ambigui e abusati vocaboli come dialogo, tolleranza, accettazione, non discriminazione, rispetto, rinunciando, per principio, ad interpretare e giudicare la realtà secondo “buon senso” e finendo così per costruire una utopica società nichilista fondata sul nulla.