Più volte abbiamo ribadito il legame tra lobby LGBT e pedofilia (basti pensare, per l’Italia, alle parole di Mario Mieli). Quello che è successo in Oregon pochi giorni fa non è altro che una conferma.

Sappiamo già che in alcune biblioteche pubbliche americane c’è la “Drag Queen Story Time”, ovvero come t’indottrino il pargolo: uomini vestiti da donne leggono ai bimbi favole “contro gli stereotipi” perché il lavaggio del cervello per funzionare deve iniziare quando si è piccoli. E la lobby LGBT punta proprio a questo.

Ad ogni modo, durante quest’orribile iniziativa, si è andati ben oltre: i bambini si sono sdraiati sul pavimento abbracciando la Drag Queen Carla Rossi, ospite dell’evento.

Le foto, pubblicate sull’account Flickr della libreria in cui si è svolto il tutto (la Multnomah County Library), sono state rimosse dopo che LifeSiteNews ha scritto un articolo, ma sono presenti sul loro sito a questo indirizzo. Si tratta di un vero e proprio abuso di bambini.

Le foto mostrano anche bambini vestiti di boa di piume durante l’evento.

“L’obiettivo è quello di normalizzare il comportamento omosessuale anormale e sessualmente deviante, invitando i bambini ad interrogarsi sulla loro sessualità”, ha dichiarato a LifeSiteNews l’attivista pro family Georgia Kijesky. “Più i bambini vedono gli uomini vestirsi da donne, più normale diventerà“.

Per questi personaggi, i bambini sono degli “oggetti” con cui divertirsi, da utilizzare come marionette per le proprie ideologie (pensiamo al povero Desmond, bambino autistico di 11 anni, fatto esibire in un locale gay mentre degli adulti gli lanciavano dei soldi), sfruttati solo per lo scopo che devono adempiere.

Dove sono i paladini dei diritti dei bambini, UNICEF in primis, quando si verificano questi abusi? Oppure tacciono perché non è politically correct mettersi contro il mondo LGBT?

La Multnomah County Library non solo ha ospitato la Drag Queen Rossi, ma anche le “Suore dell’Indulgenza Perpetua”, un gruppo di uomini vestiti da suore allo scopo di deridere la Chiesa Cattolica.

Gli uomini si definiscono “suore queer” ed il loro slogan è un rovesciamento delle parole di Gesù alla donna colta nel peccato sessuale. Invece di “Va’, e non peccare più”, gli uomini ‘queers’ hanno creato il loro slogan: “Va’ avanti e pecca ancora un po’!”

L’educazione dei bambini viene affidata a questi personaggi che inculcano in anime innocenti tutto l’orrore possibile. Speriamo solo che rendendo nota questa notizia, molti possano riflettere sulla pericolosità, soprattutto per bambini e giovani, dell’ideologia LGBT e sulla perversione dei loro comportamenti.