A Firenze sono al via i corsi, già annunciati sull’Osservatorio Gender a luglio in un articolo di Luca Romani dal titolo Gender diktat: albergatori e ristoratori fiorentini a scuola di “normalità” Lgbt+, volti a sensibilizzare albergatori, ristoratori e operatori del settore turistico nei confronti del turismo omosessuale di ogni sorta.

Artefice dell’iniziativa è la militante LGBT+, nonché assessora al turismo e marketing territoriale, Anna Paola Concia che ha presentato così la delibera da lei promossa, appena approvata in giunta comunale.

“L’obiettivo è far diventare Firenze una meta sempre più gay friendly, dove chiunque possa trovare rispetto, sensibilità e accoglienza. Abbiamo pensato di organizzare questi corsi dopo alcuni episodi accaduti in Italia che hanno visto turisti gay rifiutati dalle strutture ricettive. Per questo saranno organizzati dei corsi che affronteranno tematiche volte a migliorare l’accoglienza”.

Come si legge sul sito del Comune della città di Firenze il progetto di indottrinamento all’odierno diktat etico in fatto di sessualità prevede che tutti gli operatori del settore acquisiscano “conoscenze e strumenti operativi per la comprensione dei meccanismi o comportamenti che ostacolano l’accoglienza della clientela Lgbt per superarli e una modalità di qualificazione delle strutture come aziende turistiche gay friendly“.

Tra i partner dell’iniziativa vi sono alcuni tra i principali attori impegnati sul fronte dell’accoglienza turistica: il Firenze Convention & Visitors Bureau e Firenze Fiera, oltre all’associazione Italiana Turismo Gay e Lesbian.

Ancora una volta le istituzioni sono in prima fila per imporre ai cittadini il nuovo verbo “genderista” in fatto di sessualità. Tolleranza e rispetto per tutti, tranne per chi si rifiuta di accettare la “normalità” gay.