Un copione contro natura, tristemente già visto, destinato inesorabilmente a fallire, non prima di aver provocato confusione e traumi irreparabili nelle sue giovani vittime.

L’ideologia del gender è in tournée per l’Italia con lo spettacolo teatrale, “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, un progetto dedicato all’infanzia, scritto dal regista siciliano Giuliano Scarpinato, il cui titolo surreale e incomprensibile, come si legge on-line, prende il nome da una parola di origine samoana, indicante il “terzo sesso“:

Esiste una parola, nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto. Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un “fa’afafine”; è un “gender creative child”, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. La sua stanza è un mondo senza confini che la geografia possa definire: ci sono il mare e le montagne, il sole e la luna, i pesci e gli uccelli, tutto insieme. Il suo letto è una zattera o un aereo, un castello o una navicella spaziale“.

Il bambino/bambina Alex, che i giorni pari è maschio e quelli dispari è femmina, ha deciso di rivelare al suo amico Elliot che gli vuole bene in un modo speciale e per il fatidico incontro è indeciso se indossare un vestito da principessa o delle scarpette da calcio, degli occhiali da aviatore o una collana a fiori.

Lo spettacolo, che è un’autentica apologia dell’educazione in stile gender neutral, riproduce e denuncia lo schema famigliare da smantellare, costituito da una coppia di “ingenui” genitori, incapaci di comprendere i sentimenti “fuori del comune” del proprio figlio. A motivo di tale incomunicabilità, Alex confina i propri genitori, Susan e Rob, fuori dalla sua fantastica stanza, in quanto colpevoli di non riuscire a capirlo e di illudersi di poterlo cambiare: “Nessuno ha spiegato a Susan e Rob come si fa con un bambino così speciale; hanno pensato che fosse un problema, hanno creduto di doverlo cambiare“.

PALERMO 12.05.2014 - STAGIONE PROSA TEATRO BIONDO: FA'AFAFINE DI GIULIANO SCARPINATO AL NUOVO TEATRO MONTEVERGINI. © FRANCO LANNINO/STUDIO CAMERA

Il regista Giuliano Scarpinato, intervistato da AdnKronos, conferma tale impostazione ideologica, spiegando come il piccolo Alex sia una povera vittima del clima di omofobia che lo circonda:

Mi chiamo Alex e sono un dinosauro è uno spettacolo incentrato sulla vicenda di Alex che è un ragazzo di ‘genere non conforme’, che in inglese si dice ‘gender creative’.  E’ uno spettacolo che descrive una giornata nella vita di questa famiglia, perché questo ragazzino che subisce a scuola un bullismo martellante, che soffre della sua condizione di isolamento e di vergogna”.

Lo spettacolo itinerante (alla faccia di coloro che continuano a negare l’esistenza della teoria del gender), vincitore del  ‘Premio Scenario infanzia 2014’, considerato il più importante riconoscimento in Italia per il teatro rivolto ai ragazzi, si propone dunque di sdoganare e normalizzare tra i giovanissimi la condizione di gender creative” ossia, secondo quella che è la tendenza del momento, di insegnare ai bambini l’ “importanza” e la “bellezza” di essere sessualmente creativi e fluidi. Il copione onirico e fantastico, approfittando dell’innocenza e dell’ingenuità dei bambini, punta dunque, subdolamente, a sradicare alla radice i sentimenti e le tendenze naturali dei suoi piccoli spettatori, indottrinandoli fin dall’infanzia all’indifferenza e alla variabilità sessuale. Un copione contro natura, tristemente già visto, destinato inesorabilmente a fallire, non prima di aver provocato confusione e traumi irreparabili nelle sue giovani vittime.

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