L’epidemia di Epatite A tra i maschi omosessuali non si placa e dopo l’invito alla vaccinazione rivolto dalle associazioni LGBT alla comunità omosessuale è ora la rivista “Pride”, il mensile gay più diffuso e letto in Italia, ad occuparsi della vicenda con un’intervista ad Anna Rita Ciccaglione, Direttore Reparto Epatiti Virali Dipartimento Malattie Infettive, dell’Istituto Superiore di Sanità.

In essa, la dott.ssa Ciccaglione conferma, senza giri di parole, l’allarme epatite A tra la popolazione omosessuale maschile, dichiarando come “le informazioni sul focolaio epidemico” siano reali e basate “su evidenze scientifiche e come “nel 92% dei casi sono maschi e, tra quelli che hanno risposto al questionario epidemiologico, il 79% dichiara di essere MSM.

Riportiamo qui sotto l’intervista integrale.

Negli ultimi mesi si è parlato con molta insistenza di un focolaio di diffusione di Epatite A nella popolazione omosessuale maschile. Che fondamento hanno queste informazioni? Si tratta solo di voci, di percezioni o sono suffragate da dati in vostro possesso?

Le informazioni sul focolaio epidemico sono reali e si basano su evidenze scientifiche. L’epidemia di epatite A sta interessando l’Italia ed altri paesi europei da alcuni mesi. Tra giugno 2016 e maggio 2017, 15 Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito) hanno segnalato 1.173 casi di epatite A (HAV), associati a tre differenti ceppi di virus di genotipo IA. L’infezione è stata osservata prevalentemente in uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM). In Italia, la presenza dei ceppi epidemici è stata confermata in 155 casi di epatite A, segnalati tra Agosto 2016 e Aprile 2017. I pazienti provengono da 11 regioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto). Non si hanno informazioni sulla diffusione dell’epidemia nelle restanti regioni. Nel 92% dei casi sono maschi e, tra quelli che hanno risposto al questionario epidemiologico, il 79% dichiara di essere MSM.

Cosa è l’Epatite A?

È una malattia infettiva acuta causata da un virus a RNA che colpisce il fegato.

Quali sono i principali sintomi?

Molto spesso decorre in maniera asintomatica, soprattutto nel corso di epidemie e nei bambini.
L’epatite A, dopo un periodo di incubazione di 15-45 giorni dall’infezione, si manifesta con la comparsa di inappetenza, malessere generale, febbre e nausea. Dopo qualche giorno compare l’ittero, cioè la presenza di colorito giallognolo della pelle e delle sclere (la parte bianca dell’occhio) e delle mucose, dovuto all’aumentata concentrazione di bilirubina nel sangue a causa della diminuita funzionalità del fegato. I pazienti possono presentare feci chiare ed urine scure.

La malattia ha generalmente un’evoluzione benigna, dura dalle 2 alle 10 settimane, e dopo la guarigione conferisce un’immunità permanente. Non cronicizza mai. In alcune persone (soprattutto in età infantile, più raramente nell’adulto) l’infezione può anche decorrere senza alcun sintomo o con sintomi lievi. Tali persone stanno bene, ma possono ugualmente trasmettere l’infezione, esattamente come le persone che manifestano la malattia. Anche nei casi che mostrano i sintomi di malattia, la massima emissione di virus nelle feci si ha prima della comparsa dei sintomi: la persona non è ancora malata, ma può già trasmettere molto efficientemente l’infezione.

Quali i rischi e quali le cure?

Nella maggioranza dei casi di epatite A, con o senza sintomi di malattia, il paziente guarisce spontaneamente in due-dieci settimane per intervento del proprio sistema immunitario che elimina il virus. La terapia è solo di supporto per alleviare i sintomi.Tuttavia, esiste una piccolissima percentuale di casi nei quali l’infezione può causare un’epatite fulminante (funzionalità epatica totalmente compromessa, incompatibile con la vita): in tal caso si rende necessario ed urgente un trapianto di fegato per salvare la vita al paziente. Persone che hanno pre-esistenti patologie a carico del fegato (es. epatite B o C cronica) o pazienti immunosoppressi (es. pazienti sieropositivi per HIV; oppure pazienti oncoematologici trattati con immunosoppressivi) sono più a rischio di conseguenze gravi.

Facciamo chiarezza su quali sono le vie di diffusione della patologia, alimentari e/o sessuali?

In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi, crudi o non cotti a sufficienza, contaminati dal virus. L’infezione è diffusa nei paesi in via di sviluppo, nei quali sono carenti o totalmente mancanti adeguati sistemi di smaltimento delle acque fognarie.

Negli ultimi anni, in Italia ed in altri paesi europei, si sono verificati alcuni focolai di infezione principalmente tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM). In questi casi, la trasmissione del virus può avvenire sia attraverso il contatto oro-anale (contatto tra lingua/mucosa della bocca e mucosa ano-rettale), se praticato in assenza di misure di protezione, sia attraverso il contatto tra dita e ano se poi le dita vengono distrattamente e inconsapevolmente portate alla bocca. Residui fecali, contenenti il virus, possono infatti essere presenti sulla mucosa ano-rettale o sulle dita in maniera non apparente.

Quali sono le possibili precauzioni che possiamo consigliare per prevenire il contagio dell’Epatite A anche per via sessuale?

La vaccinazione rappresenta uno strumento efficace per il controllo dell’infezione. Inoltre, è importante rispettare le comuni norme igieniche per la prevenzione delle malattie a trasmissione oro-fecale. Quindi, curare scrupolosamente l’igiene personale, specie delle mani: lavarsi le mani soprattutto nelle fasi successive al rapporto sessuale e dopo aver usato il bagno, prima di preparare il cibo, prima di mangiare, etc. Essere scrupolosamente puliti nella manipolazione di cibi e bevande, in particolare se la manipolazione avviene immediatamente dopo un rapporto sessuale.

Gli studi epidemiologici mostrano che il rischio di contagio aumenta in assenza di adeguati accorgimenti protettivi (profilattico, dental dam). L’uso corretto di profilattico e dental dam, costituendo una barriera protettiva, riduce il rischio di scambio di virus a trasmissione sessuale tra partners.

Negli ultimi mesi sono state lanciate anche specifiche campagne di vaccinazione contro l’Epatite A rivolte soprattutto alla popolazione omosessuale maschile. A chi è consigliato il vaccino?

Come indicato nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, la vaccinazione è raccomandata nei soggetti a rischio, fra cui coloro che sono affetti da malattie epatiche croniche, coloro che viaggiano in Paesi dove l’epatite A è endemica, coloro che lavorano nei laboratori dove ci può essere contatto con il virus, gli adulti MSM, i soggetti che fanno uso di droghe e i contatti familiari di soggetti con epatite A in atto.

Il vaccino, che protegge da questo tipo di infezione, è altamente efficace e ben tollerato.

La protezione si raggiunge già dopo 14-21 giorni dalla prima dose. E’ quindi molto importante per proteggere rapidamente persone, ad esempio familiari, venute in contatto con una persona affetta da epatite A o persone in procinto di recarsi all’estero in paesi a rischio. Una seconda dose a distanza di 6/12 mesi dalla prima ne prolunga l’efficacia protettiva, fornendo una protezione per un periodo di 10-20 anni.

Dove è possibile farlo?

Le persone possono rivolgersi agli uffici di prevenzione e ai centri vaccinali della propria regione.

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