Dell’epidemia di Epatite A tra persone omosessuali (MSM) si è già parlato su queste pagine in occasione della pubblicazione del primo Bollettino Seieva del 2017.
Tuttavia, dall’Emilia-Romagna arrivano novità e coincidenze allarmanti. È da Parma che giungono gli ultimi segnali d’allarme relativi all’epatite che colpisce le persone omosessuali: «Ben 32 casi a Parma e provincia, il dato più alto degli ultimi 10 anni. In aumento anche la sifilide», per la quale si rilevano «17 casi a Parma nel 2017, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Ed è un dato probabilmente sottostimato del 50%, perché la malattia sfugge spesso al sistema di sorveglianza».

Va ricordato che, prima di Parma, identici messaggi di allarme erano stati lanciati per Bologna (sifilide) e Reggio Emilia (malattie a trasmissione sessuale, MTS) e, nel complesso, l’Emilia-Romagna è al 3° posto per casi di Epatite A.

Quando però si vuole capire a che punto è la diffusione delle altre MTS, sul sito della Sanità Regionale non si trova nulla.

Ad esempio, è strano che nel Rapporto HIV 2016 la Regione vanti un calo dei casi di Aids da 408 (2006) a 322 casi (2016) ma che da nessuna parte vengano resi noti i dati relativi a sifilide, gonorrea, ecc.: eppure i dirigenti delle aziende sanitarie li hanno, come si ricava dalle interviste sopra indicate!
Ad esempio, così sintetizza la prof. D’Antuono per Bologna: «Nel centro Malattie a trasmissione sessuale arrivano complessivamente 3.500 nuovi pazienti all’anno e gli under 25, con un trend in aumento negli ultimi due anni, sono il 25% […] nel 70% omosessuali».

La stranezza diviene sospetto se si pensa alle ingenti risorse finanziarie impiegate ogni anno per i progetti di «educazione all’affettività e alla sessualità della Regione Emilia-Romagna rivolto ai preadolescenti», nonché di prevenzione dell’aborto, discriminazioni, violenze, bullismo e dipendenze.

I contenuti? Principalmente due: l’ossessiva raccomandazione di usare il profilattico e l’informazione di dove si può abortire o ricevere la “pillola del giorno dopo”. Per il resto, affettività intesa solo come sesso; sessualità ridotta al piacere e propinata come mera “tecnica”; ideologia gender insinuata surrettiziamente.
Pertanto, sin dal 2013, tali progetti sono stati causa di disagio e contestazioni da parte dei genitori in tutte le province e, nel caso più clamoroso di “W l’amore”, di ben cinque interrogazioni al Parlamento Regionale (due da Forza Italia, una da Fratelli d’Italia e una dalla Lega, una addirittura firmata da sei consiglieri del Partito Democratico).

Quali sono stati i risultati di tutte queste attività educative, pesantemente finanziate col denaro di tutti?

ABORTO. È stato documentato come, a fronte di un calo degli aborti procurati, la Regione nasconda i dati sulle “pillole del giorno dopo” distribuite gratuitamente dai Consultori e dagli Spazi Giovani. La prevenzione tramite pillole abortive è, chiaramente, una contraddizione in termini.

VIOLENZE. Sono pubblici i dati Istat relativi alle condanne per reati compiuti sia da maschi che da femmine relativi a:

1) Condanne per delitto con sentenza irrevocabile con almeno un reato di ‘violenza sessuale‘: negli ultimi 10 anni la media è di 3,3 ogni 100.000 residenti; nessun miglioramento al 2016.


2) Condanne per delitto con sentenza irrevocabile con almeno un reato di
‘maltrattamenti in famiglia’: negli ultimi 10 anni la media è di 3,1 ogni 100.000 residenti; nel 2016 è salita al 5,8.


3) Condanne per delitto con sentenza irrevocabile con almeno un reato di
‘stalking’: dallo 0,02 ogni 100.000 residenti del 2009 al “record” del 2,8 del 2016.

Si tenga presente che ca. il 16% degli aborti e degli altri reati è commesso in età inferiore ai 24 anni e sarà chiaro che vi è una evidente correlazione con le politiche educative svolte dalla Regione.


Come non si curano le tossicodipendenze regalando metadone, così è demenziale pensare di prevenire aborti, malattie e violenze ricoprendo la regione di profilattici, “pillole del giorno dopo” e facendo vestire i maschi da femmina.
Siamo certi che anche il PD non sia così stupido da crederlo: il fine è un altro.

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