Anche se ormai siamo abituati a sentire e a vedere di tutto, a Bologna succede qualcosa di incredibile ma vero.

Ha infatti preso quota, “grazie” a un gruppo di manager con esperienze diverse, il progetto “Friendly Home“, e cioè una residenza dedicata alle persone LGBT tra i 55 e i 75 anni di età.

Questo nuovo e sfacciato appoggio alle comunità omosessuali è tutto targato Emilia-Romagna, poiché nato alla XIV edizione dell’Executive MBA della Bologna Business, che ha avuto appunto luogo nel capoluogo emiliano.
Nell’estratto del progetto possiamo leggere quanto segue:

‘Friendly Home’ è un complesso residenziale di qualità medio alta, pensato appunto per senior LGBT autosufficienti che non richiedano specifiche cure ospedaliere, che propone un servizio di co-housing (locazione di alloggi privati corredato da spazi comuni, interni ed esterni) localizzato in un contesto urbano evoluto“.

All’interno della lussuosa residenza LGBT che sorgerà con tutta probabilità a Bologna, verranno offerti servizi vari come assistenza sanitaria alla persona, counseling, wellness, promozione per attività culturali e sociali, e via di scorrendo, per non farsi mancare nulla.

Gabriele Bianchi, con esperienza di volontariato con ruoli direzionali nel terzo settore e di gestione di network di partner e fornitori servizi, spiega quale sarà l’iter di questo progetto:

“In questo momento siamo alla ricerca di investitori e di immobili da utilizzare per questo tipo di impresa. La nostra richiesta è di 400.000 euro, parliamo di un mercato che rappresenta più di 35.000 persone in Italia e oltre 400 mln di euro di valore. La nostra ricerca è per investitori che possano portare capitali per far partire il progetto. L’apporto di capitali può anche essere alternativo all’apporto di un immobile che possa essere utilizzato per questo scopo. Il progetto è economicamente sostenibile, ed ha un impatto sociale. Ha un obiettivo sociale di inclusione nell’ambito di una sostenibilità economica. Noi prevediamo Bologna come primo step perché è uno dei luoghi più importanti della comunità lgbt. Prevediamo successivamente scalabilità ad altre città italiane: Torino, Napoli Milano come future aperture, una ogni due anni, e ovviamente si può velocizzare se c’è molto interesse degli investitori.”

Quanto appena letto è davvero agghiacciate, specie se si pensa che certamente gli investitori avranno interesse a puntare su di un “settore” in cui il business è assicurato grazie alle lobby gay le quali, nonostante queste evidenze,  continuano a dire che nessun rinforzo economico le sostiene e le incoraggia.

Viene da piangere pensando alle tante strutture per anziani “non LGBT” ridotte sul lastrico, con mancanza di personale e quant’altro. Questa discriminazione e questa non curanza dei problemi reali – di servizi sociali anche privati ne servirebbero per tante persone, per tanti anziani abbandonati al loro destino perché magari senza parenti, non per gli LGBT – mostra, ancora una volta, il vero volto dell’ideologia omosessualista imperante in tutta la sua infida portata.