Durante il primo lockdown il governo ungherese, con a capo il Premier nazionalista Orban, aveva introdotto, all’interno dei provvedimenti presi per fermare il diffondersi del virus, un emendamento che riguardava le persone trans. L’emendamento in questione si chiama “Sezione 23” e sancisce che il sesso biologico di un cittadino è definito in modo permanente dalla nascita. In questo modo l’Ungheria, oltre a vietare il cambio di genere nei documenti anche a seguito di una operazione chirurgica, ha stabilito anche la retroattività della norma: quindi i cambi di genere già ottenuti dovranno essere modificati.

Tuttavia la Corte Costituzionale del Paese ha ribadito che le persone trans hanno il diritto di cambiare legalmente il proprio nome e il genere nei documenti ufficiali dichiarando la norma incostituzionale, allineandosi così con la Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Ora siamo di fronte ad uno scontro istituzionale e non sappiamo come andrà a finire, però dobbiamo riflettere sul coraggio che ha avuto il Premier ungherese nel prendere una decisione così controversa non dimenticando che è riuscito anche a far modificare la Costituzione ungherese aggiungendo un articolo a difesa della famiglia tradizionale.

I nostri politici invece?