Sta circolando in maniera virale il video diffuso su You Tube (in fondo all’articolo) in cui viene ripreso il forte discorso pronunciato il 1º settembre dal re di Norvegia, Harald V, da venticinque anni seduto sul trono norvegese, che si è espresso pubblicamente dal giardino del palazzo reale di Oslo, davanti a mille persone circa.
Fà strano vedere un uomo di 79 anni trattare temi così inusuali per i soliti re e regine, il più delle volte compassati o comunque sia di mera circostanza. Non è infatti abitudine che il video di un re riscuota 3 milioni di condivisioni sul web – senza contare il numero di visualizzazioni – , e ciò accade proprio perché l’enfasi di Harald V e le tematiche trattate nel discorso, sono quelle specialmente in auge ora, senza immischiarsi con le stereotipate tipiche dei reali, molto in vista ma con un potere pressoché nullo.

I TEMI “CALDI”

Il re norvegese ha invece toccato i temi più “frizzanti”, come la questione immigrazione e le “politiche di accoglienza”, tanto care all’Europa, nonché l’amore per il sincretismo, faro portante per una sana ( sic! ) convivenza sociale. Chiaramente la virata sui migranti cade a pennello, e  s’inserisce in un contesto particolare per una nazione che dovrebbe rappresentare – secondo alcuni – il modello di civiltà assoluta, salvo poi dover fare i conti con diversi casi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati. Ma vediamo ora quanto detto da Harald:

“I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altre regioni. Sono norvegesi anche coloro che sono venuti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia e dalla Siria. I miei nonni vennero qui emigrando dalla Danimarca e dall’Inghilterra centodieci anni fa. Non è sempre facile dire da dove veniamo e di che nazionalità siamo. La casa è il luogo dove batte il nostro cuore, e non sempre può essere confinata all’interno delle frontiere nazionali”. 

L’appassionata filippica del monarca non si limita però solo ai migranti, al sincretismo e alla solidarietà, ma anche ad omosessualità ed accettazione:

“Sono norvegesi le ragazze che amano altre ragazze, i ragazzi che amano altri ragazzi, e le ragazze e i ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla. I norvegesi siete voi. I norvegesi siamo noi, la Norvegia è unita, è una, alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono per quanto diversi tra loro possano essere”. 

Se nel suo discorso, re Harald ha esortato il popolo norvegese ad abbracciare “i principi di fiducia, solidarietà e generosità“, lo ha fatto soprattutto a causa del nuovo orientamento politico intrapreso dalla Norvegia a partire dal 2013, con un governo laburista spazzato via dopo otto anni, che ha lasciato spazio ad una coalizione di centro-destra guidata da Erna Solberg: il Partito Conservatore e il Partito del Progresso, battutosi sin da subito contro il piano immigratorio voluto dall’Europa e dai laburisti fino ad allora in carica. La coalizione ora al timone del governo non si è nemmeno risparmiata dal parlare di “pericolo islamizzazione”in Norvegia.

Alla luce dunque degli anestetici discorsi umanitari che incitano, come sempre, al desiderio di sovvertire la civiltà, va ricordato che secondo l’agenzia di stampa britannica Reuters sono stati circa trentamila i migranti richiedenti asilo in Norvegia, mentre lo scorso gennaio il paese è stato parecchio criticato per aver tentato di deportare molti immigrati siriani in Russia. Circa un mese fà, inoltre, il governo norvegese aveva presentato un progetto per costruire una recinzione lungo il confine con la Russia e dissuadere così i rifugiati ad entrare, sempre secondo i dati raccolti da  Reuters.

Ecco spiegata l’insolita mossa di un reale, tanto progressista quanto facente parte di tutta la cerchia di personaggi disposti a vender l’anima pur di agitare l'”inumanizzazione” oramai imperante; Harald stesso ha inoltre parlato dell’importanza di “adattarsi e di accettarsi a vicenda”, delle necessità di avere cura gli uni degli altri, dei valori della fiducia, della comunità e della generosità di un solo popolo. Non è mancato nemmeno l’accorato appello della regina Sonja, la quale ha citato l’importanza del “continuare a vivere nella libertà”.

Queste cariatidi al servizio di un preconfezionato piano sovversivo, cari amici, sono ciò che rimane di quello che un tempo era la “Monarchia”, in senso alto, imperante, e soprattutto al servizio di Cristo.

IL VIDEO DEL DISCORSO DI RE HARALD

(con sottotitoli in italiano)