Il “Front in the fight for housing”, un’associazione che si batte per i diritti delle persone che hanno problemi di abitazione e vivono in case inadeguate, ha recuperato un palazzo abbandonato a São Paolo, in Brasile, ove rifugiare decine di LGBT, così da dare loro un posto in cui discutere sulle tematiche di omosessualità, nella più totale tranquillità.

“Noi vogliamo solo vivere le nostre vite, senza dover aver paura di chi ci circonda”, spiega Rodrigo, uno degli omosessuali che ha trovato nel palazzo il luogo che cercava.
 La scusa connessa sarebbe quella che il Brasile sia ancora un paese molto pericoloso per le comunità LGBT, quando invece sappiamo che è vero il contrario, dal momento che il paese vanta un’ottima reputazione per quanto riguarda l’uguaglianza di genere. Nel 2013 sono stati infatti legalizzati i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso, e a Rio de Janeiro ogni anno si tiene il più grande Gay-Pride al mondo.

Nonostante questi dati secondo molti gruppi per i diritti umani, tra cui ovviamente “Amnesty International” e “Front in the fight for housing”, l’omofobia è un fenomeno largamente diffuso e radicato. Da questo nascerebbe l’esigenza di questi palazzi abitativi in cui potersi radunare, che si vanno ad aggiungere al centro di aggregazione LGBT  in Piazza Arouche, nel pieno centro di São Paulo, dove molte comunità gay  si incontrano per fare “amicizia”, discutere dei diritti dei gay e condividere le loro esperienze.
Come è sempre evidente, dietro alle associazioni dei cosiddetti “diritti umani” ci sta la volontà di appoggiare moralmente ed economicamente il blocco delle lobby LGBT di cui anche le stesse associazioni fanno parte, seppur in un modo ancora abbastanza velato, capace così di attirare più pubblico senza scendere nello specifico del proprio subdolo operato.