Per i cittadini di una grande metropoli non deve mai essere facile convivere con i frastuoni notturni, specie quelli creati dalla movida dei locali cittadini. Così avviene a Milano, Porta Venezia, dove alcuni consiglieri del municipio 3 hanno accolto i lamenti di tanti cittadini residenti in via Lecco, zona molto movimentata e su cui si è deciso di intervenire con maggiori controlli, a seguito di numerose dichiarazioni di degrado.

Alcuni consiglieri di municipio della Lega Nord, hanno presentato a metà settembre una mozione per chiedere la chiusura dei locali di zona Porta Venezia: secondo diverse perlustrazioni risultano infatti essere un elemento di degrado del quartiere,  e la movida notturna causerebbe troppi disagi agli abitanti.
Il caso è però presto diventato di natura politica. E per quale motivo? Ebbene, alcuni dei locali di via Lecco sono gestiti dalle associazioni Lgbt, e sono ovviamente locali gay. In seguito alle ispezioni dei locali da parte di vigili e Ats, è scattato il solito e feroce vittimismo lgbt, entrato ora in conflittualità con l’intero municipio 3, accusando i consiglieri di aver avuto “atteggiamenti discriminatori”:
“Via Lecco è stata teatro di un impressionante dispiegamento di forze – scrive Arcigay in un comunicato – questi controlli hanno seguito di pochi giorni l’approvazione della delibera bipartisan del consiglio di zona 3, del 12 ottobre 2016, ispirata da una mozione della Lega volta a contrastare e contenere la presenza della movida gay e dei migranti nel quartiere del lazzaretto, con la scusa della tutela dell’ordine pubblico. Chiediamo alla presidente se i controlli siano casualmente legati alla delibera e se sì, quale sia stato il criterio di selezione dei locali oggetto delle ispezioni”. 
Per le associazioni gay la scelta sarebbe volta a colpire solo ed esclusivamente i locali Lgbt della zona, come il Lecco Milano, il Mono, il Red, lo Stepe il Why Not:
 “La delibera proposta dal Pd, pur con toni più edulcorati, mantiene lo stesso impianto della mozione della Lega – scrive ancora Arcigay – riducendo di fatto la movida gay e la presenza dei migranti ad un mero problema di ordine pubblico e sicurezza. Una mozione che mette insieme in modo volutamente confuso e a tratti volgare la movida gay di Porta Venezia, la presenza di profughi e immigrati e i fenomeni di microcriminalità presenti in zona”.
Ma quando si tratta di un quartiere che è divenuto luogo simbolo per i ritrovi gay, dove si organizzano mercatini natalizi e manifestazioni sui temi dei “diritti civili” ( prettamente connessi all’omosessualità ), il parere degli onesti cittadini non conta più, e ogni scusa diventa buona per parlare di “atti discriminatori”.
Dal canto loro, i paladini delle associazioni Lgbt sono già riusciti ad inquietare la presidentessa del municipio 3, Caterina Antola, che come una buona militante dell’establishment renziano ha subito smorzato i toni e le polemiche, facendo intravedere l’appoggio che sicuramente continuerà ad esser dato (  forse anche in maggior modo dopo questo scivolone ) ai locali ed alle associazioni Lgbt:

“Io come presidente, ma anche tutta la maggioranza,

 abbiamo a cuore la vitalità della comunità in quel quartiere, perché ha arricchito e vivacizzato la zona. È inaccettabile che si pensi che il municipio con la sua delibera abbia fatto qualcosa di discriminatorio. Compito dell’amministrazione è cercare di governare e controllare queste situazioni. Ci tengo però a precisare che il municipio non ha poteri di mandare i vigili e che i controlli devono essere fatti per tutti, ovviamente”.

Il regime omosessualista, è evidente, acquisisce un potere ed un appoggio ogni giorno più grande, specialmente dalle forze politiche succubi e complici di questo sistema.