Un fatto gravissimo accaduto gli scorsi giorni nella storica cattedrale cattolica di Montreal.

L’artista e attivista LGBT Matthew Richardson ha pubblicato a maggio di quest’anno la sua ultima produzione dal titolo “Hallelujah” . Il video è stato ambientato nella cattedrale di San Pietro Apostolo  (Montreal) ed è stato prodotto per promuovere un messaggio di “tolleranza”, giustapponendo messaggi di “odio”, immagini religiose e coreografie omoerotiche. E mentre Richardson afferma di “non voler dire nulla di male sulla religione”, resta il fatto che la produzione della sua performance all’interno della chiesa ha costituito sacrilegio e dissacrazione.

“Hallelujah” si apre con un uomo semi nudo che si trova nel santuario della chiesa, di fronte al tabernacolo ed all’altare maggiore. Dopo che le immagini di violenza e proteste sono state contrapposte all’arte religiosa, un altro uomo seminudo sale lungo la navata verso il santuario, dove si verifica una coreografia omeoerotica. Tutto questo con l’adattamento della canzone di Leonard Cohen, “Hallelujah. Alla fine del video, i due uomini realizzano uno striscione con un cuore color arcobaleno e le parole “Choose Love”, e lo striscione viene sollevato nel santuario dove hanno ballato.

Il Catechismo definisce sacrilegio quanto segue:

Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l’Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo. 

Può questa danza dissacrante non costituire sacrilegio?

In un’intervista con il San Diego Gay & Lesbian News, Richardson ha spiegato come ha ricevuto il permesso formale dalla parrocchia per la sua performance.

“Sono entrato in chiesa, ho chiesto con chi potevo parlare dell’idea e poi ho proposto quello che avevo in mente” ha detto Richardson. “Hanno accolto me, il mio messaggio e la creazione a braccia aperte”.

Richardson si è rivolto a quella parrocchia perché ha appreso online quanto essa sia attiva per i “diritti” LGBT. Ad esempio, in un video promozionale della parrocchia del 2015, il narratore spiega che negli anni questa è diventata la parrocchia della comunità gay di Montreal.

Speriamo solo che l’arcivescovo locale Christian Lépine si opponga e punisca severamente l’atto dissacrante, senza la paura che tante volte ha bloccato la gerarchia ecclesiastica dal prendere posizione.