«Amy, 11 anni, resta affascinata da un gruppo di ballerine di twerking. Nella speranza di aggregarsi a loro, inizia a esplorare la sua femminilità, rompendo le tradizioni di famiglia». Questa è (o era fino a qualche giorno fa) la sinossi del film Cuties proposta da Netflix.

La locandina fatta girare era ancora più esplicita: quattro bambine con vestiti attillati ed in pose ammiccanti.

Cuties è stato scritto e diretto da Maimouna Doucouré, ha vinto un premio prestigioso (il World cinema dramatic directing award) e l’altrettanto prestigioso Sundance film festival. Racconta di una bambina di 11 anni figlia di genitori senegalesi, musulmani tradizionalisti, che decide di unirsi a un gruppo di ballerine coetanee.

Dopo una petizione presentata su change.org, Netflix ha deciso di rimuovere la locandina, cambiare il testo della sinossi e scusarsi per aver mandato messaggi sbagliati.

È vergognoso come una piattaforma di serie tv e film vista da milioni di persone sponsorizzi e diffonda messaggi di pedofilia e di sessualizzazione dell’infanzia.

Ma non è questo un caso isolato purtroppo.

Un’altra scelta alquanto discutibile è stata quella della pubblicità che ha realizzato Sky sul Festival di Venezia 2020, mostrando l’immagine di una bambina con canottiera e mutandine e la scritta “il Festival è donna”.

Oggi i bambini sono “figli del desiderio”; si scelgono come al supermercato, si uccidono se sono difettosi, si sfruttano in tutti i sensi, basti pensare ad esempio ai drag kids, costretti ad esibirsi in locali LGBT adulti.

I bambini non si toccano.