Cresce in Gran Bretagna il numero di giovani che affermano di essere gay, lesbiche e, soprattuto, bisessuali. Ad attestarlo sono gli ultimi dati resi noti dall’Office for National Statistics (ONS) che, per la prima volta dal 2009, quando furono pubblicati nell’Integrated Household Survey i risultati del “Sexual Identity Project” avviato nel 2006, dedica una pubblicazione separata al tema dell’identità sessuale.

Più giovani LGB (Lesbian, Gay, Bisexual)

I dati raccolti, relativi al 2015, riportano infatti come, il 3,3% degli inglesi nella fascia di età 16 – 24 anni, pari a circa 242.000 persone, si identifica nelle categorie LGB (Lesbian, Gay, Bisexual). Di questi l’1,8% si dichiara bisessuale e il restante 1,5% gay o lesbica. Se nel 2012, era 1 giovane inglese su 38 a dichiararsi gay, lesbica o bisessuale, oggi, tale rapporto è sceso ad 1 adolescente su 30.

Londra capitale LGBT

Riguardo alle aree territoriali di diffusione, la capitale inglese Londra è di gran lunga la regione con la più alta percentuale di persone che si identificano come LGB (2,6%), mentre sul fronte opposto, la percentuale più bassa pari al 1,2%, si è riscontrata nell’est dell’Inghilterra.

Crescita del 45% dei bisessuali

In particolare, le stime appena pubblicate dall’ “Ufficio per le statistiche nazionali” britannico mettono in luce come, in soli tre anni, vi sia stata un’impennata del 45% di persone che si dichiarano bisessuali: dai 230.000 del 2012 si è passati infatti ai 334.000 del 2015. In un solo anno, i giovani “gender fluid” sono cresciuti dello 0,5%, passando dal 1,3% del 2014, al 1,8% del 2015.

Pamela Cobb, dell’ONS, ha così commentato i dati dell’indagine statistica:

“Nel 2015, la maggior parte (93,7%) della popolazione del Regno Unito si è identificata come eterosessuale o straight, con l’1,7% che si è identificato come LGB, il resto si è dichiarato ‘altro’, ‘non lo ha fatto sapere‘ o si è rifiutato di rispondere. I giovani adulti (dai 16 ai 24 anni) sono più propensi a identificarsi come LGB rispetto ai gruppi di età più avanzata, e una maggiore percentuale di maschi si identificano come LGB rispetto alle femmine”.

Secondo le cifre raccolte dall’Annual Population Survey 2015, dunque, solo l’ 1.7% degli inglesi si identifica come lesbica, gay o bisessuale. Di questi, l’1,1% afferma di essere lesbica o gay e l’0,6% bisessuale. L’0,4% si è definito “altro” e il 4,1% si è rifiutato di rispondere.

Giovani sempre più sessualmente “fluidi”

Al di là della marginalità complessiva del fenomeno LGB, pari ad un misero 1,7% del totale, il dato che colpisce di più è la recente crescita del fenomeno della bisessualità tra i giovani nella fascia di età 16- 24 anni.

Un allarmante scenario, in cui crollano, o perdono comunque colpi, tra le giovani generazioni le classiche etichette di “etero”, “gay” o “lesbica”, in favore di una nuova sessualità aperta, priva di barriere e confini, secondo la tendenza “gender fluid” del momento.

Identità “pansessuale”

Nel riportare la notizia riguardante i dati dell’Annual Population Survey, il sito della BBC racconta la storia della ventiquattrenne Lana Peswani, che a 17 anni, dopo aver avuto esperienze con maschi e femmine, ha scoperto di avere un’identità “pansessuale”, affermando:

“Sento che la mia attrazione per le persone è abbastanza fluida. (…) Fantastico di avere relazioni con ragazzi, ragazze e trans, e trovo l’androginia attraente. Si tratta di un’attrazione verso la persona e l’energia che sprigiona. (…) Credo che oggi le generazioni più giovani siano molto più aperte”.

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Lana Peswani, pansessuale

STESSA MEDAGLIA

Bisessualità e “pansessualità”, intesa come libertà di attrazione verso chiunque, indipendentemente dal sesso, rappresentano, in realtà, due facce della stessa medaglia. La crescente risposta “bisessuale” rispecchia infatti l’approccio più radicale ma coerente degli ideologi del gender, fondato sul rifiuto dello stesso concetto di categoria sessuale, vista come una gabbia limitante di cui occorre sbarazzarsi.

In questo senso, la sessualità diventa fluida e variabile, a seconda degli incontri e delle situazioni. Si assiste così ad un processo di smantellamento dell’identità sessuale in cui, come ha affermato sul “Corriere della Sera” del 4 settembre 2016 la sessuologa Alessandra Graziottin,

“non ci si pone il problema di definirsi come eterosessuale, bisessuale o omosessuale: la persona conta più del genere, quello che è importante è vivere un’esperienza emotivamente significativa”.

L’onninclusivo modello “pansessuale” o “pangender”, logico approdo di un lungo processo di dissoluzione della sessualità, rappresenta, in maniera tanto drammatica quanto emblematica, il surreale clima di schizofrenia etico-culturale nel quale sono immerse le innocenti nuove generazioni.

FOTO: LO STILE GENDER FLUID

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  • Armando Serafino

    Che il binomio etero-/omo- sessualità sia una visione del tutto transitoria per il pansessualismo è ormai evidente, ma basta leggersi i libri classici di queste teorie già negli anni ’70 per vedere che sono concetti già teorizzati all’epoca; oggi ne vediamo la semplice attuazione.