A pochi giorni dal Gay Pride cittadino del 29 luglio anche il comune di Rimini annuncia di aver aderito a RE.A.DY la “Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere”.

La decisione, in realtà, non è stata assunta dal consiglio comunale ma direttamente, di imperio, dalla Giunta, guidata dal vicesindaco con delega alle Pari opportunità Gloria Lisi, la quale ha così commentato la novità da lei fortemente voluta:

“Sarà grazie anche ad azioni come queste che ci vedranno in campo con tanti altri soggetti pubblici e privati che potremo scendere in campo per promuovere azioni contro le discriminazioni e sviluppare una cultura dell’accoglienza e del rispetto reciproco in cui le differenze siano considerate una risorsa da valorizzare, nella convinzione che l’affermazione dei diritti delle persone costituisca il presupposto per la costruzione di una compiuta cittadinanza.”

Il Comune di Rimini è, tuttavia, soltanto l’ultimo dei tantissimi enti locali e regionali che già hanno aderito alla rete RE.A.DY.

Ma che cos’è questa RE.A.DY?

Di fatto, essa è un’iniziativa sorta direttamente all’interno dell’attivismo gay per influenzare e sensibilizzare a livello nazionale e locale gli enti istituzionali riguardo le istanze LGBT+. A spiegarlo sono gli stessi promotori:

«La Rete è nata nel 2006 su proposta dei Comuni di Roma e Torino nell’ambito del Convegno “Città amiche” organizzato dal Comitato Torino Pride in collaborazione con la Città di Torino. In quell’occasione, 12 Amministrazioni locali si incontrarono a Torino, città sede del Pride nazionale, per redigere la Carta di Intenti della RE.A.DY».

Tra le finalità della rete vi sono:

  1. la diffusione l’individuazione, il confronto e la definizione delle politiche di inclusione sociale per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali;
  2. la diffusione di buone prassi su tutto il territorio nazionale mettendo in rete le Pubbliche Amministrazioni impegnate nella promozione dei diritti delle persone LGBT;
  3. il supporto delle pubbliche amministrazioni nella realizzazione di attività rivolte alla promozione e al riconoscimento dei pieni diritti delle persone LGBT.

In seguito all’adesione alla Rete e alla sottoscrizione della Carta di intenti, il Comune di Rimini si impegna dunque ad avviare un confronto costruttivo con le associazioni LGBT sul territorio affinché le rivendicazioni e i desideri della popolazione lesbica, gay, bisessuale, transessuale, ecc., siano rappresentati e considerati in sede di pianificazione strategica delle politiche locali.

Oltre a ciò, il Comune di Rimini, con l’adesione alla rete, si impegna a:

  • sviluppare azioni positive sul territorio;
  • supportare la Rete nella circolazione delle informazioni;
  • creare una pagina informativa delle attività della rete sul proprio sito seguendo una traccia comune;
  • partecipare alla giornata tematica annuale anche con propri eventi di rilevanza pubblica;
  • partecipare agli incontri tra i partner della Rete;
  • avviare la collaborazione inter – istituzionale tra diversi livelli di governo locale.

La rete RE.A.DY, presentata come lodevole iniziativa anti-discriminazione gender, è nei fatti un progetto puramente ideologico, esteso su tutto il territorio nazionale, per la promozione e la diffusione dell’omosessualismo e la paradossale discriminazione e delegittimazione di tutti coloro che rivendicano la normalità eterosessuale e l’esistenza di una imprescindibile legge naturale.