Dopo l’inesistente fenomeno dell’ “omofobia”, che probabilmente sarà presto trasformata in legge, nonché monstrum giuridico a favore di una minoranza pressoché nulla o perlomeno non avente nessun requisito per poter godere di favoritismi giuridici rispetto alle altre, ecco che la cerchia creativa dei persecutori travestiti da perseguitati si allarga.

Succede a Milano, dove in nome della “transomofobia” verrà presto aperta una casa di accoglienza per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali discriminati dalle famiglie, dagli amici e dal suolo sociale in generale. A parte il fatto che sarebbe curioso vedere quanti saranno i “rifugiati” che scappano dal proprio habitat familiare per ripararsi in una casa di accoglienza, manco fossimo nel periodo dell’apartheid afro-americana, non si può non riflettere sul clamore mediatico che potrebbe avere una collettiva nascita di progetti simili a questo, che prende sicuro  spunto dal modello già esistente a Tel-Aviv, una delle migliori capitali del Gay-Pride.

Secondo i dati forniti stiamo parlando di 27 persone che nel 2015 si sono accostate allo sportello LGBT – allestito sempre dal Comune milanese alla “Casa dei diritti” – per raccontare i propri problemi dovuti all’orientamento sessuale, e che quindi si potrebbe tranquillamente dedurre tocchino anche sfere di confusione identitaria, non per forza legate a rifiuti o discriminazioni da parte di terzi.

In ogni caso stiamo parlando di numeri  inesistenti, che sappiamo essere presi in causa solo per una conditio sine qua non a cui tutti sembrano ormai costretti a subordinarsi, ivi i comuni: certo questo non crediamo sia il caso della metropoli lombarda, e vedremo perché.

Per qualsiasi altro tipo di piccolo nucleo comunque nulla si sarebbe mosso,  e così,dopo le tante case accoglienza per immigrati, ecco servito sul piatto il nuovo fenomeno del momento, per rendere il finto caso ancor più strappalacrime e malinconico.

Fra questi presunti casi di disagio ci sarebbe ad esempio un ragazzo fuggito dal suo paese natale perché rifiutato dalla famiglia a causa della sua omosessualità, una persona che stava cambiando sesso ( da donna a uomo ) e subendo il disappunto dei genitori e degli amici ha cercato aiuto alla Casa dei diritti. Un altro caso riguarda a persone dello stesso sesso, che contraendo un’unione all’estero volevano poi far rientrare in Italia un genitore ma avevano bisogno di aver un domicilio che fosse riconosciuto legalmente.

Ora, pensare che casi limite come questi possano predisporre una simile iniziativa da parte di una giunta comunale, sa un poco di ridicolo! Se ogni tipo di decisione interventistica parte da presupposti limite, allora apriti cielo: ci sarebbero migliaia di casi in cui giovani vengono discriminati per altri fattori, morali, fisici, etici, religiosi, e potremmo creare un elenco senza termine.
Il discorso è un altro, ormai ben noto sia ai nostri lettori che ad ogni persona avente un minimo di intuito: lottare per la causa LGBT è indispensabile, su ogni fronte, attira simpatie e non crea fenomeni mediatici di accusa “omofobica”.
Il Comune di Milano, con la giunta Pisapia, conosce bene il politichese, e oltre ad avere non velati criteri ideologici di estrema sinistra compiacenti ad omosessualità, unioni civili, ecc ecc. sa bene come si possono portare a casa dei voti, lasciando in mano ai candidati sindaci di centro-sinistra una buona eredità. Non è infatti un caso che il progetto avviato dalla giunta arancione verrà avviato entro la fine del mandato, come testamento politico a favore dei soliti noti, i quali fin dall’inizio del mandato Pisapia hanno trovato notevoli appoggi, sia economici che logistici, come ben espresso dalla Redazione dell’Ufficio Stampa CIG Arcigay Milano:
“Già dall’inizio questa giunta si era dimostrata sensibile ed interessata nel trovare una soluzione al problema, e ora ci annuncia la ormai prossima risoluzione. Da decenni infatti alle nostre strutture accedono ragazze e ragazzi esclusi dal proprio nucleo famigliare in ragione del proprio orientamento sessuale e o identità di genere. Le soluzioni adottate sono state però il risultato dell’intraprendenza personale di chi ha dato disponibilità ad accoglierle e o ad aiutarle.”

 

Come si può ben capire delle strutture esistevano già, solo non avevano gli appoggi dei comuni, non avevano spazi residenziali veri e propri e soprattutto non avevano denari.

Ed ecco che interviene il Comune, che dopo essersi preso a cuore il caso trova lo spazio abitativo, probabilmente in appartamenti confiscati ai beni della mafia, di modo che il tutto risulti più enfatizzante, emotivamente carico di giustizia.

Le iniziative che hanno preceduto quella della casa accoglienza per persone discriminate in base all’orientamento sessuale, furono rivolte donne maltrattate e vittime di violenza, che adesso possono godere di piccoli appartamenti ad indirizzi segreti, per poter trovare un po’ di serenità. Per chi ha una vista lunga in merito a queste dinamiche, sarà facile comprendere come il passo che va dal fenomeno “femminicidio” – passaporto immediato per tutte le manfrine sulla “discriminazione di genere” e il “superamento degli stereotipi di genere” – alla discriminazione “omofoba” sia brevissimo.
Quello che interessa infondo è creare il caso se pur non esista, renderlo vero con sottofondi pietosisti  che di fatto invertono tout de suite le parti in causa, Caino diventa Abele e Abele diventa il Caino di turno.
I risultati finali di questo mandato creano entusiasmo da ambe le parti, aiutanti ed aiutati:
majorino
Per il Comune questo è “un ulteriore passo per far vivere la cultura dei diritti – dice l’assessore al Welfare, Pierfrancesco Majorino – Milano si conferma come uno straordinario laboratorio nazionale contro le discriminazioni”. “L’idea è pregevole e da farsi, è evidente che in una grande raccoglie persone che vengono anche da realtà più piccole un servizio di questo tipo sarebbe importante – commenta Yuri Guaiana, segretario di Certi diritti, associazione radicale che si occupa di diritti Lgbt e libertà sessuali – A Tel Aviv c’è una casa dove vengono ospitati i minorenni che sono stati cacciati di casa dopo il loro coming out. Faccio fatica a immaginare che si riesca a farlo in così poco tempo, ma l’idea è significativa”.
 
Sembra inoltre diventata una questione di vita o di morte questa casa-alloggio, una cosa che deve farsi nell’immediato se non si vogliono subire ripercosse e cataclismi sociali (?):
 
“Speriamo quindi che il progetto si realizzi nei tempi dichiarati, sia perché le contingenze attuali ce lo chiedono, sia perchè è opportuno affrontare con politiche pubbliche il problema dell’allontanamento di un/a giovane dal proprio nucleo familiare. La società deve farsi carico di questa problematica e trovarne una soluzione,perché solo così tutti i risvolti culturali, sociali e personali che vicende del genere comportano nello sviluppo e nella serenità di ogni persona, possono avere finalmente la parola fine.” – apprendiamo sempre dal comunicato dell’Ufficio  Stampa Arcigay di Milano, che continua: “Casi di allontanamento che continuano purtroppo ad esistere, a testimonianza di una omofobia sociale ancora persistente e che, come accennato dai giornali, continuano a coinvolgerci anche in questi giorni.”

Dopo queste perle di falsità, persino alla luce di dati e di fatti, l’Arcigay di Milano dichiara amore e collaborazione con i candidati sindaci di sinistra alle ormai prossime amministrative del capoluogo lombardo, proponendo i punti fissi che dovranno essere presi in causa dalla futura giunta:

“La richiesta di una casa-alloggio formulata da tempo al Comune di Milano è diventata anche uno dei punti programmatici che le associazioni LGBT milanesi hanno proposto ai candidati delle primarie della sinistra a Milano, e farà parte della piattaforma programmatica che porteremo come Comunità LGBT ai candidati sindaci.”

Se pur il pensiero collettivo sia ormai risolto verso un unico standard di totale assuefazione accondiscendente verso il mondo LGBT, per non rischiare intimidazioni di natura morale e psicologica, si può d’altro canto supporre che questa accondiscendenza porti voti, tanto cari a chi con la morale ci si è soffiato il naso già da tempo, salvo presentare progetti che sono rivolti sempre in un’unica direzione, cioè a soddisfare i fautori del vittimismo LGBT. Questi, e la stragrande maggioranza dei sostenitori di questo ostinato pensiero, sono quelli che potranno garantire alle amministrative di Milano una poltrona calda calda al centro sinistra.

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