Quella che viene dalla Colombia è una chiara lezione di come credere nei propri Ideali, farli valere e battersi per essi, anche scendendo in piazza, consenta alla fine di ottenere risultati inattesi e forse insperati. I cristiani d’Occidente, abituati a tollerare ed a subire in silenzio qualsiasi scelta calata dall’alto, avrebbero molto da imparare da vicende come questa.

Un milione di colombiani hanno aderito alle manifestazioni organizzate dai cattolici lo scorso 10 agosto in molte città del Paese, per protestare contro l’introduzione dell’insegnamento dell’ideologia gender nelle scuole; preso atto di questo, il presidente Santos (nella foto, con papa Francesco) ha deciso di incontrare il card. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà, il Nunzio apostolico mons. Ettore Balestrero e l’arcivescovo ordinario militare mons. Fabio Suescún, per assicurare loro che né il ministero della Pubblica Istruzione, né il governo introdurranno questa “materia” tra i banchi, né la promuoveranno in alcun modo.

Non che vi fossero molte alternative: in piazza c’erano docenti, famiglie, genitori, giovani, tutti concordi nell’urlare il proprio “no” all’iniziativa. Una ritirata clamorosa, quella del leader del Paese, resa possibile solo dalla voce della gente: ad indicare quali fossero i reali intendimenti dell’esecutivo, basta infatti dare un’occhiata all’opuscolo «Orientamenti e identità sessuali non egemoniche a scuola» con la sua ottica dichiaratamente transgender, con tanto di logo del ministero della Pubblica Istruzione, in collaborazione col Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite e con l’Unicef.

Fu proprio questa pubblicazione, condannata dalla Conferenza episcopale colombiana e dal Procuratore Generale della nazione, Alejandro Ordonez, a scatenare l’indignazione generale ed a chiedere che il testo venisse ritirato oppure che Gina Parody, ministro dell’Istruzione e lesbica dichiarata, presentasse le proprie dimissioni.

Il Procuratore Ordonez ha invitato, tuttavia, a mantenere la guardia molto alta, dichiarando di non credere alla sincerità del presidente Santos: ritiene meglio che «i genitori restino vigili» contro qualsiasi tentativo d’indottrinamento Lgbt dei propri figli e contro qualsiasi minaccia al loro diritto di educare secondo i propri principi (e non secondo quelli del governo e delle lobby). La vicenda è dunque da ritenersi ancora aperta.