In Italia e nel mondo sono numerose le Università che hanno deciso di tutelare la privacy dei propri studenti perchè possano studiare senza vergogna in quanto stanno affrontando il delicato momento della transizione da un genere all’altro. Per questo è stata attivata la “carriera alias” ossia l’assegnazione di una identità provvisoria e transitoria. Questo nuovo strumento consiste in un “doppio libretto” che permette agli studenti in questione di sostituire il nome anagrafico con quello adottato fino all’ufficialità dell’anagrafe. In Italia la prima città che ha aperto le porte agli allievi e alle allieve transessuali è stata nel 2013 l’Università di Pisa. In seguito si sono aggiunte le università di Verona, Urbino, Roma, Bologna, Venezia, Varese e ora anche l’Università della Valle D’Aosta. La ragione per cui viene proposto questo nuovo strumento è permettere agli studenti di vivere più serenamente il proprio percorso universitario senza essere esposti a situazioni imbarazzanti che potrebbero determinare la non frequentazione dei corsi o addirittura l’abbandono degli studi. Ci chiediamo però se allo stesso modo le università si impegnino per studenti portatori di handicap o che si trovano in situazioni di disagio di varia natura, casi che riguardano un numero ben più consistente di persone.