Non ha pace una piccola famiglia di Carpi, che ha la sola “colpa” di vivere in un mondo completamente rovesciato, scoperchiato dalla mancanza di veri valori, sostituiti dal più assurdo relativismo che avanza sempre più nascondendosi sotto i velami del perbenismo sociale, tirannico e ipocrita per sua natura.

La famiglia a cui si accenna è stata recentemente vittima di un subdolo attacco da parte dell’istruzione scolastica, e ora spiego velocemente il perché.
Marito e moglie avevano già dovuto in passato cambiare scuola al proprio figlioletto, un bambino di 10 anni, per diversi problemi verificatosi all’interno del vecchio comprensorio.

Con la speranza di trovare un ambiente migliore hanno deciso di iscriverlo alla Scuola PrimariaCarlo Collodi” di Carpi, statale ovviamente, ma vicino a casa.

La scelta che potremmo definire eroica visti i tempi in cui viviamo, dove l’egemonia del lavoro ha la meglio su qualsiasi cosa, è quella intrapresa dalla madre – ovviamente con il mutuo consenso del marito – la quale ha deciso di rimanere a casa da lavorare per poter assistere meglio le attività del figlio e occuparsi dei lavori domestici.

Ma veniamo ora ai fatti che più ci interessano. Stiamo parlando ovviamente di una famiglia cattolica, ben conscia di ciò che accade al di fuori dei recinti delle mura domestiche; cosciente che, volente o nolente, iscrivere un figlio ad una scuola statale comporta enormi rischi, visti i risultati con cui la “cultura” del gender si è rapidamente inserita, ancor più grazie a quell’auto-incensante “legge” cosiddetta “Buona Scuola”.

Avvalendosi di tutte le possibilità di tutela possibili, che si riassumono poi nell’invio del consenso informativo con diffida, spedito tramite raccomandata alla scuola ad inizio anno scolastico, la famiglia carpigiana sperava di poter dormire sonni tranquilli, o meglio, forse non tranquilli… Ma perlomeno certa di essere informata sulle porcherie che un sistema d’istruzione malato vuole propinare ai bambini.

Tutto bene, a parte i soliti scontri con genitori anestetizzati da ciò che accade intorno, insegnanti che non sono a conoscenza di ciò che veramente sta passando per spiragli ideologici sempre più ampi, o se ne sono a conoscenza se ne stra-fregano. Tutto sommato però sembra che al figlioletto non sia stato proposto niente di quanto impone il globale “gender-diktat” che nelle scuole primarie e negli asili fa ormai da padrone.

Proprio negli ultimi giorni però, arriva un’amara ed inaspettata sorpresa: la maestra affida alla classe la lettura di un libro, distribuendo a tutti i bambini il medesimo testo, dal titolo “Ascolta il mio cuore”. Il compito dato per casa è quello di leggere il libretto e capirne i contenuti, senza particolari mansioni.

La madre si presta dunque ad una lettura condivisa con il bambino, ignara di quanto stava per passare sotto i suoi occhi. Riportiamo qualche stralcio qui di seguito per dare un’idea di quello che questi due poveri genitori si sono trovati davanti.

Si sta qui parlando, nel libro, di “toreri” e il discorso è tra un bambino e una bambina:

“E poi le donne a fare i toreri non ce le vogliono” – aggiungeva Gabriele dispettoso.
“Bè vuol dire che cambierò sesso” – pensava Prisca.
Elisa le aveva mostrato, su una rivista medica dello zio Leopoldo, la foto di un camionista svedese che si era fatto fare un’operazione ed era diventato una bellissima ragazza.
“Se fossi maschio potrei anche fare il mozzo su una nave mercantile e andarmene in giro per il mondo” – pensava Prisca.
(…) “Va bé, vuol dire che prima mi sposerò e avrò i miei diciassette bambini, e solo dopo cambierò sesso e farò il torero”. Era un pensiero consolante avere quella doppia possibilità grazie al progresso della scienza.

Si potrebbero citare altri estratti, ma per l’amore di un canonico limite si preferisce tralasciare, buttando per un attimo lo sguardo all’autrice di questa bella operetta gender, fatta entrare senza nessuna riserva nella scuola di Carpi ( e chissà in quante altre ).

Si tratta di Bianca Pitzorno, la famosa scrittrice e saggista italiana che si occupa da tantissimi anni di libri per bambini e ragazzi. Molto conosciuta nell’ambiente LGBT perché lei stessa si è più volte dimostrata ardua combattente per le cause omosessualiste, potremmo addirittura attribuirle il ruolo di pioniera dei primi libretti i gender per bambini, come quello in questione che infatti fu editato nel lontano 1991.
Anche la Nuova Bussola Quotidiana si era occupata in passato di uno dei testi della Pitzorno più precisamente di “Extraterrestre alla pari” dove – per farla breve – si parla di un extraterrestre che per un periodo vive la condizione di entrambi i sessi, rimanendo sconvolto per i pregiudizi che ci sono sulla terra contro questa duplice condizione sessuale.

La datata scrittrice ha rilasciato anche interviste al mondo lesbo, prendendosi i plausi di quest’ultime che si vantano di essere cresciute con i suoi libri; anche il sito internet cultura-gay ha molto a cuore la Pitzorno, che, fra le altre cose guarda caso, è pure ambasciatrice all’UNICEF da circa 16 anni.

Ebbene questa personaggia viene proposta nelle scuole da circa vent’anni o più, forse sotto il gran silenzio di tante persone che nemmeno si accorgono di ciò che passa loro sottomano, o forse con il mutuo consenso di chi invece vuole che queste cose passino.

Proprio questa infatti è stata la risposta che il Preside della scuola Collodi ha dato ai due genitori – fra l’altro indirettamente – dopo che questi hanno inviato una lettera all’attenzione di tutto il personale scolastico, facendo notare prima di tutto gli scandalosi contenuti presenti nel libretto, e poi ribadendo il consenso informativo con diffida che ad inizio hanno avevano fatto avere alla scuola. La richiesta dei genitori è stata semplice semplice: la rimozione del libro dalla biblioteca scolastico, in quanto lesivo e diseducativo per la morale dei bambini.

Ovviamente non c’è stato nessun tipo di risposta immediata, ne da parte di insegnanti, ne tanto meno dal Preside, sicché la famiglia stessa si è rivolta alla coordinatrice di classe per chiedere come fosse stato accolto il loro fervente appello.

Negativamente, è chiaro: la coordinatrice ha fatto da tramite riferendo ai due genitori che “il Preside non ha nessuna intenzione di rimuovere il libro”, che dice essere stato già usato tantissime volte in passato, ma soprattutto non può e non deve essere rimosso per la richiesta di una sola famiglia che ha voglia di lamentarsi.

Cosa rimane da fare a questa povera famiglia disperata, se non ritirare il figlio da una scuola che ha tutti gli scopi possibili ed immaginabili fuorché quello fondamentale da cui dovrebbe dipendere, ovvero l’educazione e la formazione di bambini/ragazzi moralmente saldi?
Queste scelte però, comportano conseguenze, danni, dolori e lesioni a bambini che ancora così piccoli sono costretti a dover cambiare – ovviamente per il loro bene – a causa di un mostruoso insegnamento che avanza sempre più fra le mura della scuola pubblica? La superficialità e l’incompetenza del personale scolastico, come in questo caso, meriterebbe un po’ più di attenzione, ma non vogliamo avvelenare ulteriormente il sangue ai lettori.

Per concludere, e riassumere: se a tuo figlio vogliamo insegnare il gender a scuola tu devi tacere. O se anche hai intenzione di parlare devi sapere che non ti ascolterà nessuno, che del tuo consenso informativo con diffida non ce ne frega nulla, e che sei l’unico pazzo fermo alla concezione di maschio e femmina come unica cosa possibile salvo denaturalizzare la società.

Davanti a questo scempio, come comportarsi allora?
Credo, e mi permetto di dirlo, che sia giunto il momento di rimboccarsi seriamente le maniche per creare valide alternative, volte a garantire la salute psico-fisica e spirituale dei nostri figli. Nonostante il collettivo e pandemico obnubilamento, bisogna raccogliere le forze di tutti i genitori affranti, ma allo stesso tempo decisi a fare qualcosa.

Creare piccoli gruppi di famiglie, confrontarsi, e trovare soluzioni per creare scuole paterne che siano in grado di formare i ragazzi nella maniera corretta, per ben vivere qui sulla terra come oneste e civili persone, per poi diventare un giorno abitanti del Cielo.

Quello che continua ripetutamente a succedere e a passare nelle scuole non è più uno scherzo. È un Leviatano sempre più prorompente che sta intessendo tele ovunque, con prospetti davvero agghiaccianti. Continuare a denunciare va bene, ma il non trovare valide e possibili alternative corrisponde a scavarsi una fossa pur sapendo che si può evitare la morte immediata. A noi la scelta.