Due sembrano essere gli elementi distintivi principali dell’ideologia gender: il suo essere innaturale e il suo carattere totalitario

Per quanto riguarda il primo aspetto, i teorici del gender negano l’esistenza di una “legge naturale” fissa e immutabile, per la quale ciascuno di noi nasce maschio o femmina ed ha la propria sessualità biologica definita attraverso il sesso genetico e il sesso gonadico.

Secondo il processo naturale, infatti, ognuno di noi ha un sesso genetico, identificabile con il DNA, che è quello che viene stabilito al momento del concepimento e corrisponde ai cromosomi XX per la donna e XY per l’uomo.

Dal sesso genetico deriva il sesso gonadico responsabile dello sviluppo degli organi riproduttivi e dei caratteri sessuali secondari che danno forma al cosiddetto sesso somatico.

Dal sesso biologico, gonadico e somatico discende, infine, l’identità sessuale che a sua volta influenzerà l’orientamento sessuale dell’individuo verso il sesso opposto.

Un efficace esempio può aiutare a comprendere meglio. Possiamo immaginare le componenti della sessualità umana sopraelencate come le vertebre di una colonna vertebrale:

«le vertebre sono collegate tra loro; le loro giunzioni presentano un certa mobilità e presentano una curvatura naturale (lordosi e cifosi fisiologiche). Se queste curve presentano una accentuazione (ossia, se le giunzioni non rispettano la naturale armonia della colonna vertebrale) abbiamo lordosi, cifosi o scoliosi patologiche, ossia ci troviamo di fronte ad una patologia della colonna vertebrale» (R. Marchesini, L’identità di genere, Collana Morale “I Quaderni del Timone”, Edizioni Art, Novara 2007, p. 9).

L’identico discorso vale per la sessualità umana: se i vari aspetti riguardanti il complesso processo di formazione della sessualità non sono connessi in maniera armonica tra loro si avranno patologie, disordini o disturbi della sessualità umana. La teoria gender ignora e rifiuta tutto ciò, rivendicando il diritto di ciascun individuo a stabilire in autonomia, a prescindere dalla propria realtà biologica, la sua sessualità svincolata da qualsiasi “dogma naturale”.

Ciò che l’ideologia gender nega, dietro la realtà, è quella legge naturale che, come insegna San Paolo è inscritta nel cuore di ogni uomo e può essere conosciuta dalla ragione (Rom. 2, 14-15). La legge naturale non è la legge fisico-biologica della natura, ma l’ordine morale e  metafisico del creato, che l’uomo può scoprire con la propria ragione. La natura dell’uomo è infatti quella di essere un individuo razionale che, attraverso la ragione, conosce la sua legge, ovvero il fine a cui la sua natura tende. Seguire la legge naturale significa non seguire i propri  istinti, ma la ragione. E la ragione non crea la legge, ma la riconosce nel creato. Agire secondo natura è agire secondo ragione e agire secondo ragione significa uniformare il proprio comportamento a una legge che esiste prima della nostra natura, ma che è anche impressa nella nostra natura, di modo che noi non subiamo questa legge come una imposizione esteriore, ma la ritroviamo in noi e, ritrovandola, realizziamo la nostra identità più profonda. Seguire la legge naturale significa essere noi stessi, allontanarcene significa perdere l’identità che ci è propria, per precipitare nella contraddizione e  nel nulla.

L’ideologia del gender teorizza il capovolgimento e la negazione della normalità e della legge naturale spianando la strada, come ben sottolineava il filosofo del Diritto Mario Palmaro (1968-2014), a qualsivoglia capriccio individuale:

«Quando una civiltà rifiuta di accettare l’esistenza del diritto naturale il giudizio diventa impossibile; qualunque giudizio morale diventa impossibile; la coscienza è cieca. Una civiltà in preda a questo accecamento prima o poi ridefinisce il matrimonio come un fatto convenzionale: qualunque cosa può essere definita matrimonio purché la maggioranza dei consociati lo voglia. (…) rotti gli argini della verità oggettiva, tutto diventa possibile, magari in nome della “coscienza individuale” o del “bene che ognuno ritiene tale a suo giudizio”. La società è così ridotta a una landa desolata, battuta dal vento gelido del relativismo».

(tratto da Gender Diktat. Origini e conseguenze di un’ideologia totalitaria – Rodolfo de Mattei, Solfanelli, Chieti 2014)