Ideato nel 2002 dall’attivista Imma Battaglia storica organizzatrice del primo pride italiano nel 1994, che cercò di far sì che l’evento diventasse il principale fulcro della movida LGBT romana,  il Gay Village romano nel quartiere EUR ha ormai chiuso i battenti.

Il motivo? Affluenza ridotta di pubblico, anche a causa di nuove misure di sicurezza e più di due giorni di “bombe d’acqua” che si sono riversate su Roma la scorsa estate e che hanno procurato un danno che si aggira intorno ai 100.000 euro.

Vladimir Luxuria, direttore artistico del Gay Village, ha così commentato:

“Sapevo già da un po’ di mesi che quest’anno non ci sarebbe stato il Gay Village ed è una perdita non solo per la comunità LGBT ma anche per l’estate romana, per la città di Roma, per l’immagine della città di Roma (che già ultimamente non è così bella), per il turismo e per il carattere attrattivo di Roma. È ovviamente una cosa che mi rattrista molto”.

Al posto del Gay Village è stato da poco aperto il “Village”, realtà molto simile presa in gestione da Shlomo, patron della discoteca Qube, dove insieme all’organizzazione del Gay Village venivano realizzate le serate del Muccassassina, una delle principali serate della movida LGBT romana.

Tra gli spettacoli del Gay Village ricordiamo quelli delle drag queen, uomini volgari vestiti da donne e la presenza nel 2010 di una rassegna cinematografica di film LGBT (il Gender Docu Film).

Certamente ci sono stati motivi a carattere economico e logistico che hanno determinato la chiusura del Gay Village, però è un chiaro segno (come anche la grandinata durante il gay pride di Bologna) che basta poco a spazzare via l’ideologia.