A partire da dicembre sarà trasmessa da Fox la mini serie Butterfly (tre puntate da 55 minuti ciascuna) con protagonista un bambino (Max) che affronta la “transizione di genere” per diventare “femmina” (Maxine), affiancato dalla sua famiglia che lotta con lui per affrontare il cambio di sesso.

Il primo episodio è andato in onda in Gran Bretagna il 14 ottobre scorso ed è stato visto da più di 2 milioni di spettatori. Prima della messa in onda però, ci sono state molte critiche sul web e sui social network,  mentre pieno appoggio è ovviamente  arrivato dalle associazioni di transgender inglesi.

I produttori della serie hanno dichiarato che a detta loro Butterfly dovrebbe aiutare a migliorare la comprensione della condizione transgender, anche se non pensano possa contribuire ad un’accettazione della loro condizione.

Per le consulenze sulla serie, i produttori si sono affidati all’associazione inglese “Mermaids” che appoggia il cambio di sesso nei bambini. Il presidente dell’associazione, Susie Green, ha dichiarato alla BBC di essere felice per il risultato, definendo la miniserie fondamentale per la comprensione dei transgender.

Lo stesso autore della serie, Tony Marchant, ha dichiarato al Telegraph che “i transessuali hanno bisogno di una rappresentazione televisiva”.

Entusiasta anche la critica inglese, come afferma Lucy Mangan (The Guardian):

“È una serie meravigliosamente delicata che esplora con attenzione nuove posizioni e rappresenta personaggi pienamente realizzati in guerra con le loro idee e nature, peggiori o migliori. Alleata con una performance brillante, è una serie veritiera, bella e potente.”

Di certo non si può parlare di Butterfly come di “veritiera”. La trasmissione dà l’impressione distorta che esista un’ “emergenza transfobia”, come se tantissimi transgender fossero vittime di soprusi.

In Butterfly inoltre, non è dato spazio alle posizioni critiche nei confronti del solito approccio che viene propagandato a destra e sinistra: dare al bambino bloccanti di pubertà per fargli prendere tempo, poi ormoni, ed infine, se lo desidera, l’operazione per il cambio di sesso.

Si ignora (anzi si fa finta di ignorare) che i bloccanti della pubertà sono pericolosi, specialmente se dati in così tenera età. Inibiscono la crescita e la fertilità di bambini biologicamente sani.

Il messaggio trasmesso dalla serie invece è che l’unica soluzione è dare ad un bambino che si sente “femmina” (allo stesso modo ad una bambina che si sente “maschio”) questi bloccanti e che tutti coloro che sono contrari ad un trattamento del genere sono transfobici (quando invece sono persone che vogliono ragionare con la propria testa e non con quella che è l’ideologia dominante).

Ci troviamo dunque nella quarta fase della Finestra di Overton: la fase “popular”; i personaggi transgender sono ora protagonisti di film e serie (pensiamo a “Transparent”) e non sono più secondari (come avveniva nella precedente fase, in cui si accettava di avere un personaggio LGBT in serie e film con ruoli marginali).

La teoria gender è arrivata con Butterfly alla sua apoteosi.