Bologna si conferma laboratorio e avanguardia delle politiche pro-LGBT fatte dai Comuni a guida Partito Democratico: la Giunta del Sindaco Merola ha deciso di promuovere una massiccia azione di sostegno e diffusione ideologica.

Tutto nasce a gennaio, quando le opposizioni rendono noto ai massmedia gli incredibili privilegi che la Giunta comunale del PD fornisce all’Arcigay. La contromossa è pronta dopo qualche giorno e viene deliberata a metà aprile: il sindaco Merola assegna nuovamente lo storico complesso della “Salara” a 14 associazioni, grazie a un “Patto generale di collaborazione per la promozione e la tutela dei diritti delle persone e della comunità LGBTQI nella città di Bologna”.

Tuttavia, non ci si limita a riassegnare l’imponente immobile (con tanto di discoteca interna, uffici, parco adiacente, ecc.), ma si intende proprio utilizzare denaro e risorse pubbliche attraverso “la partecipazione dei propri uffici, servizi… personale”, “esenzioni ed agevolazioni in materia di canoni e tributi locali”, “erogazione di contributi economici”, “concessione di spazi pubblici e immobili del Comune”, “utilizzo dei mezzi di informazione dell’amministrazione” ed altro ancora.

Non si capisce da cosa debbano essere tutelate le persone LGBTQI, dato che a Bologna non si è mai (leggasi: mai) verificato alcun caso di omofobia o di bullismo.

C’è di più: alcune delle 14 associazioni firmatarie non sono nemmeno presenti nel territorio cittadino; dunque, il PD felsineo con il termine “promozione” intende proprio importarle in città. A una prima verifica, inoltre, altre risultano addirittura assenti dagli elenchi regionali del volontariato e dell’associazionismo.

Ma non basta, dagli atti costitutivi di alcune delle associazioni si ricava che i nomi delle persone promotrici si ripetono: è possibile che dietro a tutto questo ci siano soltanto 14 militanti LGBT?

Infine, come sempre, la scuola: sotto il solito pretesto della “cultura della conoscenza reciproca e del mutuo rispetto”, si delinea un’azione di capillare penetrazione negli istituti scolastici attraverso l’inserimento di “formatori” per educatori dei servizi scolastici, fino al personale ATA, ai bibliotecari, agli assistenti sociali.

I bolognesi sono avvertiti: la guerra contro l’antropologia occidentale e cristiana è a 360°.