Come molti sapranno, in questi mesi estivi tanti sono stati gli appuntamenti dell'”orgoglio LGBT”; a Bologna il gay pride è stato lo scorso 7 luglio.

Ma sorpresa delle sorprese, delle “educatrici” di un centro estivo della scuola dell’infanzia del quartiere Meridiana di Casalecchio, comune alle porte di Bologna, hanno avuto la “brillante” idea di festeggiare il gay pride con laboratori organizzati per i bambini (ad insaputa dei genitori), come riportato anche da Resto del Carlino.

In uno dei cartelloni esposti alla fine della giornata (venerdì 6 giugno) c’è scritto: “Oggi ci siamo dipinti la faccia con i colori dell’arcobaleno per festeggiare insieme il gay pride!” e vicino la  foto dei bambini in versione parata arcobaleno.

Per di più, altri cartelli recitano: “In cortile abbiamo letto “Buongiorno postino!” e “Piccolo uovo” perché esistono tanti tipi di famiglie”.

Per chi non lo sapesse, “Piccolo uovo” è un libro in cui un uovo, indeciso in quale famiglia nascere, intraprende un viaggio e conosce famiglie diverse tra cui le immancabili “famiglie arcobaleno”: due mamme gatto ed il loro gattino, due papà pinguino ecc…

Si tratta dunque di una vera e propria imposizione ideologica a danno di quei poveri bambini, vittime inconsapevoli del gender diktat.

Alcuni genitori, dopo essere andati a prendere i bambini all’asilo, si sono rivolti indignati al consigliere comunale Tonelli per protestare contro ciò che era accaduto.

Le parole del ministro Fontana a riguardo sono molto chiare:

«Siamo allibiti e preoccupati, sia perché in questa vicenda sono coinvolti bambini molto piccoli, sia perché l’iniziativa è stata presa all’insaputa dei genitori e, quindi, senza il loro consenso preventivo. Non si capisce quale presunto ‘criterio educativo’ sia stato adottato. Ci auguriamo quindi che sia avviato, come annunciato dalla cooperativa, un attento e doveroso approfondimento dei fatti e delle responsabilità»

La referente della “famiglie arcobaleno” Elisa Dal Molin ha commentato:

 “Non è mai troppo presto per abituare i bambini alla diversità: si tratta soltanto di spiegare loro che esistono tanti tipi di famiglie e che due persone che si amano possono voler avere un bambino, niente di più. Credo che le educatrici abbiano fatto bene a cogliere la palla al balzo e voler introdurre con la scusa del Pride la tematica delle tante famiglie. La libertà delle insegnanti va sempre rispettata. Il problema, ancora una volta, sono i genitori non i bambini. Il tema non è l’omossessualità, ma l’omofobia”.

Dunque bisognerebbe abituare i bambini sin dalla tenera età all’idea che possano “nascere” da due mamme o due papà, che è “normale” l’utero in affitto e la fecondazione artificiale, e che il problema sono i genitori omofobi  che non devono assolutamente essere messi al corrente dell’indottrinamento verso i loro figli?

Qui si vede chiaramente l’intento di plagiare e modellare un’infanzia gay friendly. L’obiettivo infatti è puntare ai bambini, malleabili e senza spirito critico perché ancora troppo piccoli, in modo che assorbano tutto questo e lo considerino normale.

Una nota positiva sono le numerose proteste che si sono levate a seguito della vicenda da parte soprattutto dei genitori: il caso ora è in Parlamento e speriamo che vengano presi seri provvedimenti.