In un pomeriggio di mezzo inverno mi ritrovai a leggere una mail pervenutami dal caro amico Rodolfo de Mattei, il quale, dopo avermi chiesto come stavo perché era tempo che non ci sentivamo, mi ha fatto notare che un mio articolo, datato 21 giugno 2016, stava – e sta ancora sollevando – diverse polemiche. Inizialmente ho fatto fatica persino a ricordarmi di cosa si stesse parlando: gli anni passano, le vite cambiano, la memoria si annebbia e così, giusto per non fare figuracce, grazie all’aiuto del sito osservatoriogender.it, sono risalito ai fatti e ho potuto farmi tornare alla mente di cosa si stava parlando. Ve la faccio breve visto che, sempre l’amico Rodolfo de Mattei, ha già detto tutto ciò che v’era da dire in modo inequivocabile ed esaustivo in un ottimo articolo di ieri, e in un uno che uscirà domani sul quotidiano “La Verità”.

Era appunto il 21 giugno 2016, quando scrissi un pezzo che descriveva un fatto accaduto ad una famiglia di amici di Carpi – provincia di Modena – la quale, dopo aver iscritto il figlio alla Scuola Statale Primaria “Carlo Collodi”, e dopo aver inviato ad inizio anno un consenso informativo con diffida per tutelarsi e proteggere il bambino dai programmi didattici aventi all’interno porcherie quali il gender e l’immancabile educazione sessuale, sono stati costretti a prendere posizione contro la scuola. Motivo? Nonostante l’invio del consenso informativo, i genitori si sono trovati con il figlio avente fra le mani un libro da leggere: “Ascolta il mio cuore”, di Bianca Pitzorno. Non voglio tornare sui contenuti del libro, poiché già li citai nel vecchio articolo e già sono stati ripresi negli articoli usciti sui giornali in questi giorni. Ma, soprattutto, non voglio tornarci sopra perché mi sembra demenziale sottolineare quanto quel libro sia apertamente, maliziosamente, pubblicamente e senza reticenza alcuna, volto a infilare il gender nelle letture dei bambini. Solo parlare a bambini delle elementari di una ragazza che vuol diventare uomo facendo una bella operazione, è triste quanto egoistico: vuol dire, cioè, proclamare qualcosa di contrario alla natura nella testa di un bambino, non ancora in grado di poter comprendere bene, e men che meno senza forza e formazione culturale per potersi difendere.

I genitori di Carpi, perciò, appena notano i contenuti di questo libro si rivolgono al Preside dell’Istituto, che con abbondante sufficienza fa rientrare le obiezioni direttamente al mittente, rifiutandosi di pensare anche solo lontanamente al ritiro del libro. Ecco allora che i genitori – non solo dunque per il libro, che per buona pace della Pitzorno, oggigiorno, è solo uno dei tanti – decidono di ritirare il bambino per l’anno successivo non vedendo delle prospettive educative corrette per la crescita, l’educazione e la formazione del proprio figlio. Giusto o sbagliato, esagerato o non esagerato non sta certo ai mass media dirlo, e meno che mai alla Pitzorno la quale, oltre a criticare vistosamente le casalinghe salvo poi scusarsi dopo aver capito di averla detta un po’ troppo grossa, specie per una difenditrice delle donne ( o solo di alcune categorie? ) come  lei,  ritiene la decisione della famiglia esagerata dicendosi preoccupata per il futuro dei bambini –  e via di buonismi ed edulcorazioni varie. E ora, sempre per farla breve, vedremo in quale modo e con quali tempi tecnici l’autrice sarda esprime il suo modesto pensiero a riguardo del mio articolo.

Ebbene, alla velocità della luce, e con tempi di risposta veramente invidiabili dalla DC Comics di Flash – sarà una questione di comun denominatore gender -, la Pitzorno, dopo due anni, legge il mio articolo e si dice esterrefatta, scandalizzata e via di scorrendo. Chi ha voglia o, piuttosto, tempo da perdere, può andare sulla pagina Facebook dell’autrice per leggere i suoi due post incentrati su questo piccolo, grande polverone sollevato dalla stessa, che chiede poi a tutti i suoi lettori di esprimere un parere.

Più che un parere però – e questo è il centro del mio discorso, motivo pel quale mi sono accinto a scrivere qualche riga – quella della Pitzorno pare proprio una ricerca di solidarietà, tipico di chi si giuggiola nel vittimismo, con il classico atteggiamento della pera caduta dall’albero che fa finta di non credere a ciò che lei stessa ha scritto. Insomma, il giochino ridicolo è questo: la Pitzorno, da sempre fiera sostenitrice della campagna pro-LGBT e pro-gender, si stupisce che qualcuno le abbia detto di essere pro-LGBT e pro-gender. La comunità omosessualista dovrebbe sentirsi offesa perché questa, tutto sommato, può sembrare quasi una “sconfessione”.  A tale proposito, potremmo perfino inventare una barzelletta: “lo sapete qual è il colmo per la Pitzorno? Aver scritto la maggior parte dei suoi libri per liberalizzare l’ideologia gender senza essersene mai accorta”.

Guardiamo però bene al succo, cioè all’aspetto comunicativo: i recenti post della scrittrice hanno guadagnato un sacco di “like”; la popolarità, anche grazie ai diversi giornalisti (che peraltro hanno contattato anche il sottoscritto) intenti a fare scoop su una notizia datata due anni, alla faccia della notizia di prima battuta, è salita in alto grado. Il libro, probabilmente ormai invenduto, è salito agli onori della cronaca. Ergo, un’ottima campagna pubblicitaria per rilanciare  qualche libretto che probabilmente non compra più nessuno. In effetti, basta scorrere un poco più giù la pagina della Pitzorno per rendersi conto che i suoi post non sono praticamente considerati: pochi like, poche condivisioni, e così via. Con questa “recentissima” notizia, invece, la Nostra si è ben messa in mostra. Apprezziamo la mossa, e promettiamo di inviare prima, d’ora in poi, gli eventuali articoli che parleranno dei suoi libri, cosicché possa quanto meno mantenere questa “fama” in modo un tantino più lineare.

Nel mentre, fra toreri, mozzi ed extraterrestri che insieme a ragazzine cambiano sesso, la grande corrida continua!