Il famoso marchio di moda italiano Benetton si è reso protagonista dell’ennesima campagna pubblicitaria perversa e provocatoria, dimostrando una volta di più quanto, al giorno d’oggi, le politiche di marketing delle grandi aziende mirino più di ogni altra cosa allo scandalo, al tabù da infrangere, in modo tale da cavalcare l’onda travolgente della rivoluzione antropologica in atto.

La nuova campagna pubblicitaria, realizzata dallo Studio Braga+Federico e scattata dal fotografo Giulio Rustichelli, fu annunciata già a febbraio 2016 con un video sul profilo ufficiale Instagram di Benetton, fino ad essere in seguito affissa con una gigantografia nelle stazioni di Roma Termini (uno dei crocevia più frequentati della Capitale) e Madrid.

Il soggetto pubblicitario ritrae coppie di ragazzi e ragazze, rigorosamente “aperte” e “multiculturali”, intente a baciarsi tra di loro ed immerse nel completo indifferentismo sessuale, legate tra loro dai colori arcobaleno di una lunga treccia “rainbow”; nella versione video il tutto è arricchito da un motivetto musicale in sottofondo in cui lo slogan “Love is Love”, tanto amato dall’establishment contemporaneo, viene ripetuto ossessivamente.

Dagli anni Ottanta fino ai Duemila, con la direzione artistica del fotografo italiano Oliviero Toscani, il brand di Treviso ha fatto spesso parlare di sé con campagne shock volutamente ambigue e provocatorie: tra le tante, ricordiamo lo scandalo provocato dalla pubblicità blasfema del 1991 in cui veniva immortalato il bacio tra un prete e una suora.

Nel 2011, con la campagna “Unhate”, diretta dal fotografo cubano Erik Ravelo, composta da sei fotomontaggi in cui si ritraevano leader politici e religiosi di tutto il mondo scambiarsi baci appassionati (tra cui papa Benedetto XVI e Ahmed Mohamed El-Tayeb, Imam della moschea di Al-Azhar al Cairo), si procedeva a grandi passi nell’iniettare il virus del caos e del disordine morale in una società in piena crisi identitaria.

Nel 2013, con la campagna pubblicitaria primavera/estate, Benetton con lo studio fotografico di Giulio Rustichelli, assunse come testimonial d’eccezione il trans brasiliano Lea T.

Ciò che realmente colpisce è la velocità con cui le “mode” abbiano destrutturato la società, privandola di ogni senso del peccato e dello scandalo; esibizionismo ed assenza totale di pudore sono diventati baluardi dell’uomo moderno che, anzi, esalta il disordine morale, con la colpevole complicità della moda e dei mass media.

benetton
Nelle foto di quest’ultima campagna pubblicitaria di Benetton, si percepisce il culmine di questo disegno perverso e autolesionista di un’umanità che ha perduto la propria identità e non ha più i mezzi per leggersi dentro con gli occhi di Chi l’ha pensata e creata: l’indifferentismo sessuale, tipico della società pansessualista in cui viviamo, viene portato a modello, anche in questo spot, tramite l’interscambiabilità culturale di etnie differenti. Tutto è fluido, tutto è in movimento. Tutto ciò che possiede una precisa identità intrinseca ed innata (come la sessualità e la corporeità), viene falsamente frammentato e decomposto in modo arbitrario, a tal punto da renderlo non più “identità” ma “entità fluida mutevole”: non a caso, caratteristica riscontrabile nel concetto stesso di “moda”.

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