L’Ambasciata americana a Roma si veste di arcobaleno in occasione del mese dell’orgoglio omosessuale e della parata LGBT che sabato 8 giugno sfilerà, come ogni anno, per le vie della Capitale. Da venerdì 7 giugno i cittadini romani che si trovano a passare per via Veneto non possono infatti non notare l’enorme drappo arcobaleno affisso sulla facciata della ambasciata per affermare pubblicamente da che parte sta il Consolato statunitense a Roma nell’odierno acceso dibattito sui “diritti” LGBT.

Tale iniziativa sembra però un atto di insubordinazione e disobbedienza nei confronti dell’amministrazione Trump che, come riportano Rai News e TGCOM 24, aveva finora negato i permessi di affiggere bandiere arcobaleno all’esterno delle ambasciate, invertendo la linea di sostegno e propaganda LGBT+ voluta e imposta dalla precedente amministrazione Obama:

“L’amministrazione Trump ha respinto finora le richieste di alcune ambasciate Usa, tra cui quelle in Germania, Israele, Brasile e Lettonia, di far sventolare sul proprio pennone la bandiera arcobaleno dell’orgoglio gay nel mese di giugno, dedicato alla comunità Lgbtq. L’amministrazione Obama aveva invece concesso un permesso generalizzato alle ambasciate”.

La bandiera LGBT affissa sulla facciata dell’ambasciata in spregio agli ordini dei propri superiori rappresenta emblematicamente la battaglia culturale in atto nella quale bisogna decidere sotto quale bandiera stare: da un parte, la bandiera arcobaleno che vuole imporre alla società e ai nostri figli la “libertà” di “amare” chi vogliono, al di là del sesso biologico, in nome della cosiddetta tanto decantata “fluidità di genere”, senza limiti e confini di sorta;  dall’altro, la semplice normalità, che non ha bisogno di alcuna bandiera e che ricorda l’esistenza del principio di realtà e di una insopprimibile legge naturale per la quale l’unico modello di amore possibile è quello complementare e aperto alla vita tra un uomo e una donna.