L’Associazione Agedo ( genitori e amici di persone lgbt ) – di cui abbiamo già trattato nei mesi scorsi –  negli ultimi due anni ha aperto nuovi sportelli, fra cui quello di Mantova, che si va a sommare a tutte le altre città in cui l’Associazione opera instancabilmente. Un punto d’ascolto in cui i volontari si rendono disponibili ad ascoltare le problematiche di genitori e figli “discriminati” dall’attuale società.

Il punto forte di questo movimento LGBT però, non si limita alla ricezione delle problematiche, ma si estende ad un operato che punta alle scuole, all’istruzione in senso generale: Agedo  fa infatti parte del Forum delle associazioni genitoriali riconosciute dal Ministero della Pubblica Istruzione, sia a livello nazionale che a livello locale.

In questo modo le viene permesso di portare proposte di lavoro e riflessioni in merito alla suddetta tematica sul tavolo della pubblica istruzione, come una qualsiasi altra associazione può fare.

A parlare di questa iniziativa poco conosciuta è Alessandra Galafassi, che insieme a Cristina Zanoni si premura di rispondere alle mail che arrivano al punto d’ascolto, ma in particolar modo studia e approfondisce le proposte di formazione e sensibilizzazione da portare nelle scuole:

«Svolgiamo un ruolo che riteniamo importante perché già diversi genitori di ragazzi e ragazze lgbt ci hanno contattato. Padri e madri che di fronte all’orientamento sessuale del figlio o della figlia differente rispetto a quanto viene giudicato normale si sentono spaesati, che necessitano di informazioni. Non a caso la prima domanda che il più delle volte viene fatta è “Come possiamo guarirlo o guarirla?”. E non è facile spiegare che non è una malattia».

Le due signore in questione sono ovviamente madri di due ragazzi omosessuali, e in quanto tali tentano ovviamente di portare l’acqua al loro mulino. Se non fosse però che il tentativo è quello di inondare tutta la popolazione, appellandosi a problemi inesistenti, o quanto mai banalizzati dalla pretesa di un c.d. “accanimento omofobo” contro le persone LGBT, quando ormai anche un cieco sordo-muto si renderebbe conto che la situazione verte all’omologazione di una società in cui l’ideale e la condizione di vita perfetta è quella omosessuale.

A dire di una delle due madri saremmo davanti ad un cataclisma sociale molto pericoloso, che mette in serio pericolo tutti i ragazzi omosessuali, vittime di bullismo,ecc. ecc. ( il solito preconfezionato sermone ) :

«Certo, forse i nostri ragazzi quando saranno grandi metteranno in conto di avere un figlio o una figlia lgbt senza grossi problemi – spera la signora Galafassi – ma oggi dobbiamo fare i conti con una realtà diversa. Non c’è più l’omertà di un tempo, è vero, sono stati fatti molti passi avanti. Ma una ragazza o un ragazzo che crescendo si rende conto di non essere etero difficilmente non incontrerà dei problemi. I casi di bullismo sui social network, con esiti a volte drammatici di cui abbiamo letto sulla stampa, sono solo la punta dell’iceberg. Crediamo che il mondo della scuola possa far molto. Ho molto apprezzato le iniziative contro il bullismo lanciate dal ministero».

In realtà i volontari di Agedo sono già stati nelle scuole, lo apprendiamo per loro stessa testimonianza:

«Quando incontro i ragazzi, non mi rivolgo agli eventuali giovani lgbt presenti, spiego ai ragazzi che quella è solo una faccia di un fenomeno più ampio, quello della discriminazione. Che può colpire chiunque, vuoi per motivi religiosi, perché donna, perché disabile, perché straniero e via dicendo. E la discriminazione lascia segni pesanti. Credo che spesso i ragazzi non si rendano conto delle conseguenze che può comportare la discriminazione. Anche perché con i social network la cassa di risonanza è aumentata enormemente. La vittima della discriminazione non ha vie di fuga».

La farsa si consuma sempre nel medesimo modo, parlando di discriminazione in senso ampio si infiltra nemmeno troppo velatamente un’idea culturale di stampo omosessualista.

Gli sfrontati attacchi di questa piccola ma operante associazione Agedo si concentreranno già nei prossimi mesi mediante iniziative in ambito scolastico, con lo scopo di sensibilizzare all’ “affettività” – con l’immancabile assenso dei vari ministeri statali:

«Crediamo che l’educazione affettiva sia importante perché si basa sull’educazione al rispetto dell’altro».

Il futuro che attende il sistema scolastico, e quindi i nostri figli, non può far altro che farci pensare ad imminenti soluzioni alternative.