Il Direttore marketing della Fissan, nota azienda di prodotti per la cura della pelle dei bambini, è stato il destinatario di un appello pubblico da parte di una coppia di papà omosessuali del riminese con due bambini nati in America da maternità surrogata. L’appello così recita:” Sorvolando sul dispiacere nel vedere ancora una volta sminuita la figura paterna, ho deciso di scriverle per invitarla a riflettere se continuare a consolidare un certo tipo di stereotipo o farsi promotore di una visione più realistica della società. Veda, caro Direttore, il messaggio che è scritto sulle confezioni dei prodotti – Grazie mamma – sottintende il più classico degli stereotipi sessisti promosso da quel patriarcato tossico che crede ancora in una netta divisione dei compiti domestici”. Non sappiamo come andrà a finire l’appello: se l’Azienda si piegherà a questo diktat mediatico per paura di avere delle conseguenze nelle vendite o con coraggio deciderà di ignorarlo. Riflettiamo soltanto sul non senso del messaggio inviato: valorizzando il ruolo di donna e di madre non viene in nessun modo sminuita la figura paterna e la paternità, questo però non significa che il padre non deve concorrere alla cura dei figli.  La filosofia del superamento del “patriarcato tossico”, che non è certo il modello del ruolo di padre che si auspica, ha invece prodotto proprio la svalutazione del ruolo del padre. Ci dispiace per l’autore di quest’appello che “ha comprato i bambini”, con la pratica immorale e illegale in Italia, dell’utero in affitto, ma non potrà mai essere “mamma”.