Cancro, il genere fa la differenza. Così titola, in contro tendenza con la propria abituale vulgata genderless, il quotidiano online repubblica.it  in un articolo nel quale viene evidenziato come l’essere maschio o femmina giochi un ruolo decisivo nei pazienti oncologici, “non soltanto nella risposta ai farmaci, ma probabilmente anche nello sviluppo del tumore, fin dall’inizio”. A fare luce su tale differente reazione in base al sesso del paziente è l’oncologia di genere, una branca specifica di ricerca in campo oncologico, al centro del Workshop “Gender medicine meets oncology” promosso dalla European Society for medical oncology (ESMO) che si è svolto in Svizzera, a Losanna dal 30 novembre al 1 dicembre 2018.

Uno degli organizzatori e relatori dell’incontro, Gian Paolo Dotto, Professore presso il Dipartimento di biochimica dell’Università di Losanna, impegnato da anni nella ricerca di genere in campo oncologico, in un recente intervento all’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano, aveva sottolineato l’importanza di approcciarsi allo studio della malattia tenendo bene a mente il determinante fattore di differenza sessuale:

Tra le molecole in studio ci sono alcuni recettori ormonali, come il recettore per gli androgeni e il recettore beta per gli estrogeni, quest’ultimo molto espresso in diversi tessuti. E in questo caso quello che stiamo cercando di capire è come tale recettore possa controllare il tumore della pelle, come ad esempio il carcinoma squamoso, e come livelli differenti di estrogeni nei due sessi possano influire nello sviluppo della malattia. Per questo dobbiamo riuscire a lavorare con un approccio il più possibile integrato, tenendo in considerazione fattori come il genere, che risultano sempre più fondamentali nella comprensione del cancro”.

Il ruolo decisivo svolto dall’oncologia di genere, scrive sempre repubblica.it, è stata inoltre evidenziato anche in un articolo pubblicato sulla rivista Cancer Research, in cui si dimostra “come uomini e donne siano più o meno “propensi” ad accumulare mutazioni nei geni: confrontando in base al sesso le mutazioni riscontrate in diversi tipi di tumore, gli autori dello studio hanno evidenziato che gli uomini sono caratterizzati da un maggior carico mutazionale – quindi più mutazioni – per quanto riguarda melanoma, carcinoma renale ed epatico. Mentre le donne mostrano un carico mutazionale maggiore nel caso del glioblastoma, un tumore del cervello”.

Il quotidiano larepubblica.it, notoriamente schierato dalla parte dei no gender, genderless, gender fluid, gender creative e di tutti quei neologismi ideologici che mirano a de-costruire e ri-costruire il genere e distruggere la dicotomia sessuale maschio / femmina in nome dell’indifferentismo sessuale, si trova dunque ad alzare bandiera bianca di fronte alla realtà scientifica ed ammettere il ruolo determinante che la biologia gioca nei maschi e nelle femmine, imprimendo loro indiscutibili ed ineliminabili caratteristiche naturali insite nel proprio sesso di appartenenza.