Dopo Bologna anche per la provincia di Reggio Emilia è l’allarme malattie sessuali, che si diffondono soprattuto tra i gay. A riportarlo è sempre il “Resto del Carlino” che scrive: “Le infezioni a trasmissione sessuale, dermatologiche, secretive e virali, dilagano. Nonostante nella nostra provincia le rilevazioni non siano facili causa la scarsa diffusione di ambulatori specifici pubblici al di fuori degli ospedali, i casi di sifilide nei comportamenti a rischio hanno una incidenza vicina al 5%“.

Il popolare quotidiano bolognese ricorda come l’anno che si è appena concluso sia stato un annus horribilis, in particolare per “la popolazione maschile gay“, colpita in massa dal virus dell’epatite Acome riportato più volte dall’Osservatorio Gender:

“A livello europeo e nazionale il 2017 si è rivelato un anno orribile per l’epatite A diffusasi per l’80-90% tra la popolazione maschile gay. A Reggio i casi si sono impennati circa di sette volte rispetto agli andamenti consueti. L’allarme sembra sia già rientrato grazie al tempestivo ricorso alle vaccinazioni“.

Il primario infettivologo dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, Giacomo Magnani conferma l’impennata di casi di sifilide, registratasi negli ultimi tempi, assieme al parallelo diffondersi di altre altrettanto preoccupanti malattie a trasmissione sessuale:

«Dai dati del nostro ambulatorio è evidente un aumento ragguardevole dei casi di sifilide. Su 600 comportamenti a rischio, il 4-5% ha dato esito positivo. Tra giugno 2012 e settembre 2017 uno screening su 56mila pazienti ha evidenziato 1.661 casi positivi. Tra questi, in 443 pazienti è stata diagnosticata sifilide attiva. Nel 2016 i nuovi casi denunciati sono stati 16 ogni centomila residenti, cioè un’ottantina nell’intera provincia che hanno colpito i maschi per il 70%. L’incidenza degli stranieri è pari all’11%. Aumentano anche altre infezioni a trasmissione sessuale: gonorrea, clamidia, condilomi, herpes genitale, infezioni da papilloma virus. A volte sono sintomatiche, a volte no. Sono comunque sempre contagiose».

Dati confermati anche dal primario dermatologo della stessa struttura ospedaliera, Giuseppe Albertini, il quale sottolinea come all’origine di tale inusuale dilagare di virus a trasmissione sessuale vi sia una eccessiva “liberalizzazione dei contatti“, in altre parole uno sconsiderato mutamento dei “costumi sessuali”:

«Fortunatamente oggi le terapie sono più consolidate di un tempo ma la diffusione è evidente. Fra le uretriti, capitano ogni tanto diagnosi di gonorrea, oltre alle clamidie, all’herpes genitalis e ai condilomi acuminati da papilloma virus. Pure banali malanni parassitari più comuni, tipo scabbia e pediculosi, oltre che da situazioni igieniche non sempre adeguate possono talvolta originare da contatti sessuali. Più in generale, le infezioni a trasmissione sessuale si diffondono sia tra gli etero che tra gli omosessuali».

«Il loro aumento è dovuto certamente alla liberalizzazione dei contatti, troppo spesso non accompagnati dalle dovute cautele. Tra le problematiche non escluderei internet. I contatti social non di rado sono infatti preambolo di incontri reali. Le persone credono di conoscersi a sufficienza, per cui tendono ad evitare le precauzioni. In caso di contagio può così divenire più difficoltosa l’individuazione dei partner».

Mentre mass media e istituzioni, a tutti i livelli, sono impegnati a promuovere forsennatamente il diktat della “normalità” di qualsivoglia tendenza sessuale, i dati reali registrati negli ambulatori medici ci mostrano le drammatiche conseguenze di folle e deleteria agenda politically correct.