E’ allarme “ChemSex” anche in Italia ? A giudicare dal preoccupante aumento di casi da dipendenza di sesso sotto sostanze chimiche, denunciato da Salvatore Giancane, tossicologo dell’Ausl di Bologna, si.

IL SONDAGGIO

Giancane ha cercato di indagare il fenomeno attraverso il sondaggio onlinePiacere Chimico che, sulla base dei dati fino ad oggi raccolti, conferma come siano sempre più diffusi festini a base di sesso e droga in case private, che durano giorni, tra uomini del tutto sconosciuti che si incontrano attraverso apposite App per la ricerca di improvvisati partner sessuali, come la nota Grindr.

grindr-chemsex

La dipendenza da “ChemSex” – afferma il tossicologo bolognese – porta i soggetti coinvolti ad una doppia dipendenza, dalla droga e dal sesso, e ad una vera e propria devastazione delle loro naturale sessualità:

“Queste persone non riescono più a pensare una cosa senza l’altra, hanno una sessualità devastata, ma non sono dipendenti classici da sostanze. Dicono che il sesso senza droga è diventato in bianco e nero”

DALLA GRAN BRETAGNA

La pratica del “ChemSex“, frequente in particolare nella comunità omosessuale, come l’Osservatorio Gender ha riportato a suo tempo, arriva dalla Gran Bretagna, dove la lotta al “sesso chimico“, inteso come mix micidiale di droghe e sesso, è divenuta una “priorità di salute pubblica”, dopo l’allarme lanciato lo scorso novembre dai maggiori esperti britannici in materia sessuale attraverso un documentato articolo pubblicato sulla rivista scientifica, “British Medical Journal” (BMJ).

Il vocabolo “ChemSex”, è infatti un neologismo di origine anglosassone che unisce le parole chemical e sex, e sta ad indicare il sesso praticato sotto gli effetti della droga, al fine di migliorare le performance. In sostanza, questa forma di “sesso estremo” consiste nell’assunzione di droghe come mefedrone, ghb e cristalli di anfetamina, in maniera da poter, da un lato, lenire eventuali dolori dovuti a comportamenti sessuali contro natura e, dall’altro, sopportare interminabili orge che possono durare ore o addirittura giorni.

AUMENTO DEI CASI

Da Londra, recentemente definita la capitale europea della sifilide,  il fenomeno del “sesso chimico” è sbarcato a Bologna, dove è in progressivo e preoccupante aumento. Ad attestarlo sono i dati concreti che, negli ultimi 6 mesi, hanno registrato già 7 casi di persone che si sono presentate al Sert per ricevere assistenza per problemi da dipendenza da “sesso chimico”. Un dato confermato anche dall’associazione Lgbt bolognese Plus Onlus che tra il settembre 2015 e il giugno 2016 ha rilevato ben 300 “consumatori” di “chemsex”.

La crescita del “chemsesx” è stata affrontata, anche recentemente, in occasione della presentazione della nuova chill-out room dello storico locale bolognese Link. Una speciale stanza di “decompressione” dallo sballo, dove i frequentatori della discoteca potranno sottoporsi a test salivari e all’etilometro, oltre che smaltire gli effetti di droghe e alcol prima di rientrare in pista o a casa.

Sandro Mattioli fondatore dell’associazione  Plus Onlus che gestisce il centro di prevenzione sessuale Blq Checkpoint  ha confermato l’esistenza del “problema chemsex” nella comunità gay bolognese, ammettendo come esso sia un fenomeno proveniente dagli ambienti omosessuali britannici:

“Fingere che il problema non esista è inutile. E’ un dato di fatto che queste nuove droghe siano arrivate in città, soprattutto il mefedrone. Preoccupa non tanto l’assunzione, quanto il fatto che questa pratica porti alla diffusione di malattie a trasmissione sessuale. Per questo abbiamo scritto un opuscolo sul ChemSex: è una nuova tendenza della comunità gay britannica, che sta prendendo piede anche qui”.

Una tendenza ribadita anche da Stefano Pieralli, confondatore di Lgbt Plus, che ha reso noti gli ultimi 4 casi provenienti dal reparto di infettivologia di Modena:

“L’infettivologia di Modena ci ha già inviato quattro casi: giovani universitari oppure uomini sposati, tra i quaranta e i cinquanta, con una doppia vita. Rispetto alla cocaina questo cocktail è molto più potente, e si può anche iniettare. Dell’effetto sul lungo periodo sappiamo ancora poco, ora cerchiamo di ridurre il danno”.

La diffusione del fenomeno “chemsex” nella comunità gay “nostrana” squarcia la maschera alla presunta “bontà” dell’osannato stile di vita omosessuale. Uno comportamento insano e contro natura fonte di malattie e traumi psicologici dal quale bisogna tenere alla larga con ogni mezzo gli adolescenti italiani.