Un recente studio, appena pubblicato il 26 ottobre sulla prestigiosa rivista scientifca “Nature”, a cura di ricercatori dell’Università dell’Arizona a Tucson e di Cambridge nel Regno Unito, ribadisce, seppur in maniera indiretta, l’innegabile legame tra AIDS e omosessualità e smentisce che alla genesi dell’epidemia di Aids vi sia stato il cosiddetto “paziente zero”. I nuovi risultati raggiunti sono stati possibili attraverso una dettagliata ricostruzione delle diverse tappe di sviluppo della malattia, grazie ad una particolare tecnica di analisi genetica, denominata “RNA jackhammering”. 

La ricerca, per la prima volta, retrodata la comparsa del virus in un periodo compreso tra il 1969 e il 1973, mettendo così fine al mito dell’uomo, tristemente conosciuto come il “paziente zero“, nella persona dello steward gay franco-canadese della Air Canada, Gaëtan Dugas.

Ad attestarlo è la ricerca di un team interdisciplinare di scienziati, guidato da Michael Worobey, un esperto di evoluzione del virus, e Richard McKay, uno studioso specializzato nella storia della salute pubblica.

SCREENING DI 2.000 CAMPIONI BIOLOGICI

Sottoponendo a screening più di 2.000 campioni biologici, prelevati da uomini statunitensi tra il 1978 e il 1979, lo studio attraverso un’innovativa tecnica di analisi molecolare ha permesso di esaminare, con una precisione senza precedenti, il materiale genetico del virus Hiv.

L’utilizzo di particolari tecniche di filogenesi molecolare, originariamente utilizzate per decifrare il DNA degradato dei fossili, ha consentito ai ricercatori di risalire a materiale genetico di più di 40 anni fa, andando a decifrare la sequenza di DNA del virus dell’immunodeficienza umana, meglio conosciuto come HIV, sigla inglese che sta per Human Immunodeficiency Virus.

RICOSTRUZIONE DELL’ALBERO FILOGENETICO

Secondo tale avanzata tecnica di biologia molecolare, la prima manifestazione del virus negli Stati Uniti risalirebbe a circa il 1970 e non il 1981, e il primo luogo di diffusione sarebbe stato New York City, e non San Francisco. Da New York il virus si sarebbe poi progressivamente diffuso in tutto il continente americano.

La ricerca pubblicata su Nature conferma i risultati precedenti e, ricostruendo l’albero filogenetico del virus, delinea le vie tramite cui l’AIDS è, prima arrivato e, poi, si è propagato attraverso gli Stati Uniti, eliminando ogni residuo dubbio riguardo il ruolo cruciale svolto dalla regione dei Caraibi come primo focolaio di diffusione dell’HIV.

COME E’ ARRIVATO L’HIV NEGLI STATI UNITI

La nuova analisi genetica mostra infatti come l’HIV si sia trasmesso dall’Africa, in particolare da Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo, ai Caraibi nel 1960, per successivamente arrivare intorno al 1970 a New York City (guarda la mappa nell’infografica qui sotto).

Da New York il virus si è, via via, diffuso in diverse altre parti del paese. A questo proposito, l’albero filogenetico dell’HIV chiaramente rappresentato in un’infografica di Nature, dimostra come i virus HIV, isolati a New York (blu) e San Francisco (rosa), siano collegati ad un ceppo originario proveniente da Haiti (giallo).

L’immagine rivela inoltre come il virus HIV del “Paziente Zero”, l’uomo (Gaëtan Dugas) accusato di aver dato avvio all’epidemia negli Stati Uniti, discenda, in realtà, da un successivo ramo dell’albero (verde), indicando dunque come non sia stato lui la fonte originale del virus HIV nel continente americano.

M. WOROBEY ET AL/NATURE 2016

M. WOROBEY ET AL/NATURE 2016

CASO 57 e non 0

Worobey e colleghi hanno quindi esaminato il DNA dell’HIV del cosiddetto “Paziente Zero” e, stando alla loro dettagliata ricostruzione genetica, Gaëtan Dugas sarebbe in realtà il caso 57, facente parte di uno studio del 1984 avente come oggetto uomini omosessuali malati di AIDS di Los Angeles affetti da una forma di tumore raro chiamato Sarcoma di Kaposii o polmonite da Pneumocystis carini.

Secondo tale studio, condotto da ricercatori del “Centers for Disease Control and Prevention“, gran parte di questi uomini avevano contratto il virus dell’HIV per via dei loro rapporti omosessuali.

Ad individuare e diffondere la leggenda del “paziente zero” dell’HIV era stata la pubblicazione nel 1987 del best-seller di Randy Shilts, intitolato “And the Band Played On: Politics, People, and the AIDS Epidemic“, in cui, per la prima volta, venne puntato il dito contro l’assistente di volo Dugas, frequentatore assiduo della nascente comunità gay di San Francisco, dalla vita sessuale fortemente promiscua.

A contribuire alla sua accusa di “primo untore” era stata in particolare, la diffusione dello studio succitato del 1984 che, ricostruendo i rapporti sessuali di 50 tra i primi infettati, sottolineava come 40 dei 248 infettati nel 1983 avevano in comune di aver avuto un rapporto sessuale diretto con lo steward canadese o con altri che a loro volta lo avevano avuto con lui.

Il “Cancro dei gay”

Dugas morì a 31 anni il 30 marzo del 1984 a causa di un insufficienza renale provocato dalle infezioni e dai tormenti provocati dal “cancro gay” come lui stesso aveva definito la sua devastante malattia, prima che venisse introdotta nel 1982 la denominazione scientifica AIDS, ad indicare la sindrome da immunodeficienza acquisita o Acquired Immune Deficiency Syndrome .

In realtà, sebbene lo steward gay franco-canadese  abbia certamente contribuito alla diffusione dell’AIDS negli Stati Uniti, secondo Worobey e McKay, non è stato lui l’untore originario, in quanto, “Patient 0” non stava per “Paziente Zero” poiché non si sarebbe trattato di uno 0 (zero) ma di una O ad indicare i pazienti “O-utside”, ossia “al di fuori” della California.

In questo senso, precisa McKay:

“Questo individuo era semplicemente una delle migliaia d infetti prima che il virus del’HIV / AIDS fosse riconosciuto”

AIDS & omosessualità

Lo studio pubblicato sull’autorevole rivista britannica conferma, sulla base di inconfutabili dati scientifici, l’innegabile nesso esistente tra AIDS ed omosessualità.

Al di là di chi sia stato il “primo untore”, è un dato di fatto che la disordinata condotta sessuale dello steward gay Gaëtan Dugas abbia contribuito, anche se nel suo piccolo, alla diffusione originaria dell’HIV; allo stesso modo, dall’altro lato, è evidente come la comunità gay di San Francisco abbia rappresentato un determinante fulcro di propagazione della pandemia dell’AIDS in tutto il continente americano

A sottolineare il ruolo decisivo svolto dagli omosessuali, con la pratica dei loro rapporti contro natura, nel trasformare l’AIDS in una minaccia per la salute globale, sono gli stessi autori dello studio quando scrivono testualmente (vedi immagine sotto):

“The emergence of HIV-1 type M subgroup B in North American men who have sex with men was a turning point in the HIV/AIDS pandemic.”

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